Dolore al piede: attenzione alla postura


Il dolore al piede è un disturbo abbastanza diffuso che può avere origine per svariate ragioni anche molto diverse (e talvolta integrate) tra loro poiché questo distretto anatomico nonostante la sua piccola dimensione concentra in sé la bellezza di 26 ossa, 33 articolazioni, 114 legamenti, 20 muscoli e 250.000 ghiandole sudoripare ed è quindi strettamente collegato a tutto il corpo umano.

Tra le cause più comuni troviamo ad esempio la fascite plantare, la tendinite, l’alluce valgo, l’osteoporosi, le distorsioni (soprattutto di caviglia o di ginocchio), le fratture, le artrosi o artriti, le ernie, il diabete, l’insufficienza vascolare, la spina calcaneare e i problemi posturali.

In questo articolo ci si focalizzerà in particolare sul dolore al piede causato dai difetti della postura, riconducibili sostanzialmente a tre fattori. Vediamo quali.

La psicologia

Sembrerà strano ma, si sa, la mente riesce a fare cose davvero inaspettate. La personale condizione psicologica, infatti, è uno degli elementi che condiziona maggiormente la postura, ad esempio:

  • quando si è insicuri si tende a stare con le spalle chiuse in avanti scaricando, di conseguenza, il peso più sul bacino e sulle ginocchia e alterando così facendo il sistema posturale;

  • al contrario, quando si ha un atteggiamento passivo nei confronti della vita si tende a retroporre sistematicamente le spalle scaricando il peso più sulla zona lombare (con lo stesso risultato del punto precedente);

o ancora, quando si provano forti sentimenti, come la rabbia, per inibire le proprie emozioni (fasi preparatorie dei sentimenti) ed evitare, quindi, un’azione (in questo caso negativa) può innescarsi un effetto domino che a partire, appunto, dall’inibizione dell’azione rabbiosa, facendo forza su sé stessi, genererà una contrazione continua e quindi spastica dei muscoli che può col tempo cronicizzarsi senza che il soggetto ne sia consapevole.

Atteggiamenti posturali errati

Come già accennato, il piede ha una struttura molto macchinosa. Tal complessità è necessaria affinché questa parte del nostro corpo, insieme ad altre, possa presiedere a molteplici, importanti funzioni fisiologiche, come: la stabilizzazione della stazione eretta; la propulsione e il movimento; l’adattamento della marcia sul terreno; la coordinazione della postura.

Basta che abbia dei problemi anche uno solo dei componenti del sistema posturale (tra cui troviamo il sistema nervoso centrale e periferico, i muscoli, le articolazioni, l’occhio, il sistema cutaneo, l’apparato stomatognatico, l’orecchio interno  e, appunto, il piede) affinché, dopo un primo momento di “compensazione”, si possano verificare alcune delle seguenti posture errate: vizi di appoggio plantare, spalla più alta, rotazioni del bacino, testa inclinata, cattiva deambulazione, ginocchio flesso.

Patologie posturali

Quando i problemi posturali, invece, derivano da pecche strutturali non si parla più di atteggiamenti errati ma di vere e proprie patologie che modificano i rapporti tra i vari segmenti ossei. Tra esse annoveriamo ad esempio: 

  • la scoliosi, una deviazione laterale della colonna vertebrale associata alla rotazione dei corpi vertebrali;
  • la cifosi, una curvatura della parte alta della colonna vertebrale in senso antero-posteriore e a concavità anteriore (ossia quella che in genere viene chiamata “gobba“).
  • la lordosi, una curvatura della colonna vertebrale, sul piano sagittale, a convessità anteriore (ossia “all’indietro”);
  • la dismetria tra arti (congenita o traumatica);
  • il ginocchio valgo (a “x”) o varo (a “o”);
  • il piede piatto, caratterizzato dalla riduzione dell’arco plantare e dal conseguente aumento della superficie d’appoggio della pianta del piede; 
  • il piede valgo che è deviato verso l’esterno e l’alto;
  • il piede varo, che è piegato verso l’interno e il basso. 
  • il piede cavo, la cui area di appoggio è per lo più limitata alla parte anteriore e al calcagno (che si varizza e verticalizza);
  • il piede equino, la cui area di appoggio è per lo più limitata alla parte anteriore portando il soggetto a camminare “in punta di piedi”.

È chiaro allora che un appoggio al suolo scorretto si ripercuote ovviamente sul piede, ma anche sul ginocchio, sul bacino o sulla colonna vertebrale e, viceversa, criticità al livello di ginocchio, bacino o colonna vertebrale si ripercuotono ovviamente sulle zone stesse ma anche sul piede.

Ora, mentre nel primo punto si tratta di meccanismi difficili da correggere poiché spesso diventano costituenti stabili della personalità dell’individuo (che quindi oppone resistenza al cambiamento) e anche dei possibili e momentanei risultati clinici potrebbero essere del tutto vanificati dal ripresentarsi degli stessi. Nel secondo e terzo punto si può (e deve) intervenire in maniera più incisiva mediante un’adeguata ginnastica posturale o, nei casi più gravi, attraverso l’utilizzo di specifici ausili medici (come busti e plantari) realizzati ad hoc in seguito a controlli specialistici.

Grazie a queste soluzioni, con pazienza e tenacia, si potrà di nuovo tornare ad avere una postura sana e funzionale.

Naturalmente, è altamente sconsigliato rimandare la visita di controllo al momento in cui si iniziano a lamentare oltre a dolori ai piedi anche cefalee, cervicalgie, nevralgie, difetti di masticazione e di occlusione dentale, click mandibolari, dorsalgie, lombalgie o lombosciatalgie. Meglio fare prevenzione.

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