Jovanotti: nel nuovo libro racconta il concerto facendo un’analisi dello show


“Chi viene ai miei concerti? Gente varia, gente come me”. Parola di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Dopo l’enorme ed ennesimo successo del suo cd, ma soprattutto del suo tour che l’ha visto girare tutta l’Italia riempiendo fino all’ultimo posto disponibile tutti gli stadi e arene in cui si è esibito, Lorenzo ha parlato di quello che vuole trasmettere ad ogni suo concerto con le persone che lo vanno ad ascoltare. Nel suo nuovo libro, Jovanotti racconta di come nasce il suo show e di quali ingredienti è fatta la sua musica e il suo spettacolo. Ha voluto che tutta la sua esibizione sui vari palcoscenici che l’hanno visto protagonista fosse un’allegoria, un racconto e una celebrazione che lasciasse fuori da quel momento tutto quello che accade nel mondo come una vera e propria liberazione da quello che ci circonda: «Ho tenuto fuori dallo stadio le chiacchiere, ho lasciato fuori dallo spettacolo la politica, l’indignazione, i “contenuti sociali”, la denuncia, la riflessione sui temi di attualità, le richieste di firme, gli appelli. Ho tenuto fuori l’invito alla ragionevolezza o alla rivoluzione, l’informazione e tutta quella roba di certo interessante e importante (e anche buona per un titolo su un giornale il giorno dopo). L’ho fatto apposta». Per Jovanotti, dunque, la sua musica e i suoi spettacoli devono rappresentare quei momenti in cui si può staccare la spina dai problemi del mondo senza dover fare del “messaggio sociale” una propria missione: «Nel mondo delle opinioni, volevo che il mio spettacolo non fosse un’opinione ma un racconto senza giudizio, una frontiera epica nella modernità».

E a vedere il successo che ha avuto il suo ultimo tour, sicuramente Lorenzo ha fatto centro, portando l’entusiasmo nelle menti di tutti facendo divertire, ballare ed emozionare. E di tutto questo lui ne è felice: «Ecco cosa ho pensato. Mi guardavo intorno e godevo e vedevo tutti che cantavano e la mia band sorridente e fluida nell’esecuzione e io sono andato a pensare a Gianni Morandi, che è uno dei sopravvissuti di un Paese in cui la musica era la migliore espressione di una comunità, dei suoi desideri soprattutto».

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