Giorgio Panariello rende giustizia al fratello morto, poteva esserci lui al suo posto (Foto)

A nove anni di distanza dalla morte del fratello Giorgio Panariello pubblica il libro “Io sono mio fratello” ed è la sua storia, quella di una vita che ha riservato a lui più fortuna che a Franco. Divisi da un anno di differenza, Giorgio è il maggiore ma come suo fratello non ha mai saputo chi fosse il padre, mentre la madre non ha saputo assolvere ai suoi compiti. Sono le parole che Panariello ha tirato fuori nell’intervista a Vanity Fair. C’è lui sulla copertina che sarà in edicola da domani, c’è l’uomo e non il personaggio e possiamo immaginare quanto gli sia costato raccontare e raccontarsi, o forse per lui è solo un bene perché sta finalmente rendendo giustizia a suo fratello. E’ un’intervista che si legge tutta d’un fiato perché quasi manca il respiro. La ricordiamo la notizia del fratello di Giorgio Panariello trovato tra i cespugli davanti al mare di Viareggio: “Buttato come fosse un materasso usato”. L’artista che ci sembrava di conoscere bene con i suoi personaggi, le risate, le battute, mostra le cicatrici che fanno e faranno sempre male, sincero fino a parlare dei sensi di colpa ma anche del peso di quel fratello così ingombrante. Chissà cosa farebbe oggi, forse le stesse cose perché non poteva fare altro, è stata la vita ad avere dato a lui più fortuna.

GIORGIO PANARIELLO: “A SALVARTI DALL’ABISSO SONO SOLO POCHI ISTANTI DI FORTUNA”

In questa frase c’è tutto. Due fratelli con le stesse difficoltà dal primo istante di vita ma per Giorgio c’è stata la fortuna: “Ho avuto soltanto più culo di lui, ma Franco avrei potuto essere io. Nessuno dei due aveva mai saputo chi fosse nostro padre e mia madre, che ci aveva messi al mondo troppo in fretta, non era stata in grado di assolvere alla sua funzione. Io, nato un anno prima di lui, venni affidato ai nonni. Lui finì presto in collegio senza incontrare affetto e attenzioni. A Franco, nella vita, è mancato soprattutto l’amore”.

Ha cercato di salvare suo fratello, anche se era una realtà che gli pesava, così tanto che ci stava cadendo anche lui: “Una sera mi misero davanti l’eroina. Avrei dovuto sniffarla e l’avrei sicuramente fatto, forse per sfida idiota o forse per dimostrargli che tra il diventare dipendenti o il non esserlo la differenza era soltanto nella forza di volontà. A un certo punto vidi spuntare un accendino, poi un cucchiaio, infine un cristallo e capii a cosa stavo andando incontro. Uscii di corsa da quella casa e  probabilmente mi salvai la vita”.

Se non vedeva suo fratello la sua ansia diminuiva ma poi arrivavano i sensi di colpa. A Vanity Fair Panariello ha confidato: “Non c’è niente che ti freghi come il senso di colpa: ho fatto molti sbagli nei confronti di Franco, anche e soprattutto per il senso di colpa. Chiunque abbia in casa una persona che fa uso di stupefacenti ha un senso di colpa perenne. Mi sentivo in colpa quando foraggiavo i suoi vizi, quando gli negavo il denaro e anche quando le malelingue sussurravano: “Ma come, con un fratello così quello pensa a far ridere?”. Ora Franco non c’è più. «E non riesco a crederci”. 
Stava bene suo fratello, ne era uscito ma non sapeva se fosse felice. L’ultima volta l’aveva visto alla vigilia di Natale, erano stati insieme, una serata bellissima. 

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