Terrorismo: paura per il Papa, il nemico numero uno

È di poche ore fa la notizia dell’arresto di un gruppo di islamici pronti a sacrificarsi in nome dell’Islam contro il maggior rappresentante della religione occidentale: il Papa.

 Il disastro delle Torri Gemelle ha lasciato un vuoto incolmabile in tutto il mondo. Episodi così cruenti lasciano inevitabilmente il segno e ci si trova a chiedersi il perché di tanta rabbia tramutatasi in follia omicida. Numerosi sono stati gli interventi di giornalisti e studiosi del mondo islamico riguardo le principali motivazioni di un gesto così eclatante, compiuto sotto gli occhi di spettatori increduli e attoniti.

 La religione è il principale motore guida del terrorismo islamico. Intorno alla religione ruota l’intera vita del musulmano che segue pedissequamente ogni sura del Corano al fine di meritarsi il tanto agognato premio divino. Il ruolo della religione, si sa, in ogni epoca e in ogni società ha costituito e costituisce una funzione fondamentale nella scelte politiche e di vita di ciascun cittadino di qualsiasi stato e questo vale soprattutto per la civiltà orientale così diversa e antitetica a quella occidentale. L’occidente viene considerato il nemico numero uno da combattere con ogni mezzo possibile anche se questo richiede il sacrificio di vittime innocenti, civili la cui unica colpa è quella di essere nati nel mondo nemico: l’Occidente.

 Colpire l’istituzione cattolica per eccellenza, allora, diviene il principale obiettivo e la distruzione del popolo nemico l’unica motivazione per cui vale la pena di morire. Siamo indubbiamente di fronte all’ennesimo caso di estremismo islamico che non ha nulla a che vedere con i dettami del Corano che anzi, inneggiano alla pace fra fratelli e vietano assolutamente qualsiasi forma di suicidio finanche quello a scopo politico-religioso.

Giselda Cianciola

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