Yara Gambirasio, nessuna violenza sul suo corpo

Dopo tre mesi il corpo di Yara Gambirasio è stato ritrovato a pochi passi da casa sua, a pochi passi dalla vita dei familiari che continuava a svolgersi nella speranza di poter riabbracciare la loro figlia e rivedere il suo sorriso. Yara giaceva in un mucchio di sterpaglia con il corpo pieno di ferite, alcune dovute alla difesa, perchè la ragazzina non aveva nessuna intenzione di morire e ha lottato con tutte le sue forze per rimanere in vita. Apparentemente nessun segno di violenza solo molti colpi di coltello inferti quasi con rabbia e accanimento. In tasca ancora il suo i-pod e la scheda telefonica mentre del telefonino si sono perse le tracce. È questo un segnale che deve far comprendere agli inquirenti che direzione far prendere alle indagini? Ancora tutto non è ben chiaro e intanto si cerca di capire come mai le estenuanti ricerche condotte da numerosi volontari della zona non abbiano prodotto risultati positivi in un lasso tempo più breve e la preoccupazione maggiore è che l’assassino potrebbe ancora essere in circolazione e aggirarsi indisturbato fra le stradine del piccolo centro urbano. Dalla scoperta del cadavere di Yara partono tutte le indagine volte a capire chi e perché ha commesso un simile gesto. Dall’autopsia, al momento, non è emerso alcuno segno di violenza sessuale e si cerca di capire se quantomeno il cellulare dell’assassino fosse agganciato alla stessa cella del cellulare di Yara prima che sparisse nel nulla nel giro di dieci minuti. Una cosa è certa, chiunque ha commesso questo orrendo crimine conosceva molto bene la zona dove ha posizionato il cadavere di Yara e con molta probabilità conosceva molto bene anche la vittima. Si cerca di fare un identikit dell’assassino escludendo già a priori le ipotesi di un crimine seriale o la pista della pedofilia, ma Yara forse, da quel gelido letto dell’obitorio potrà finalmente parlare e raccontarci le sue ultime ore di una vita spezzata troppo presto.

Giselda Cianciola

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