La fine del mondo nel 2012: scopriamo le teorie antiche e moderne

Da più parti si prospetta che il mondo sia alla fine di un ciclo, ed in procinto di iniziarne un altro. Non si può fare a meno di ignorare le suggestioni  e le ipotesi che vengono ventilate non solo da maghi, dilettanti della magia, astrologhi, ecc., tutte opinioni e terorie comunque rispettabili in quanto umane, ma spesso anche da studiosi, quali fisici, astronomi, ecc.  Si affacciano spesso su vari blog, solo per fare un esempio, le previsioni più nefaste su una presunta fine del mondo nel 2012.   I più pessimisti vedono esserci nel mondo una serie di problemi talmente rilevante, da profetizzare una inevitabile “pulizia”,  che si realizzerebbe tramite catastrofi planetarie.

La profezia di Malachia, per esempio, che si dice abbia indovinato i nomi di tutti i Papi eletti finora (non direttamente, ma tramite versi enigmatici stile Nostradamus, che, interpretati,  suggeriscono in effetti misteriose coincidenze con la realtà). Ebbene, dopo Benedetto XVI,  la serie addirittura si interromperebbe, facendo trapelare una fine della Chiesa cattolica che alcuni interpretano appunto coincidente con la fine del genere umano. Alcuni studiosi dei Maya, poi, sostengono che la fine del mondo nel 2012 sarebbe stata prevista addirittura in tempi antichissimi dalla leggendaria civiltà scomparsa con la conquista dell’America. D’altra parte, invece, sono proprio altri studiosi delle civiltà precolombiane a smentire nettamente tale interpretazione. Altri vedono nella serie di ingiustizie e di guerre attualmente così presenti in abbondanza nel mondo, un segno inequivocabile che qualcosa di terribile dovrà accadere. Poi ci sono le teorie sullo scontro con meteoriti, che dovrebbero entrare in rotta di collisione con la Terra causando terremoti e devastazioni. Altri studiosi invece ridono di questa ipotesi, affermando che tali meteoriti sono già transitati una quindicina di anni fa, e nessuno se ne è accorto. Sia quel che sia la verità, lo scopriremo solo… vivendo, dal momento che nessuno può avere, ragionevolmente, la verità già in tasca. Io però sono convinto che qualcosa di nuovo, in effetti, ci sia, all’orizzonte. Ma in positivo.  E’ indubbio che tutti gli avvenimenti mondiali stanno subendo una intensa e progressiva accelerazione, e questo si riflette sul nostro stile di vita, sempre più frenetico. La globalizzazione, e l’informazione sempre più capillare, ci fanno partecipi di tutto ciò  che accade dall’altra parte del mondo nel giro di pochi secondi. Internet, dal canto suo, è stato in questo senso il motore di una vera e propria rivoluzione. Perciò, accade che i problemi che fino a ieri ci apparivano lontani, sconosciuti, ora incidono, e fortemente, nella nostra sensibilità. Sono sempre di più le persone che avvertono una vicinanza sempre più forte con gli altri esseri umani, e capiscono quanto ormai siano antistoriche ed improponibili le distinzioni basate sulla razza, sulla nazionalità, la religione, ecc. Quindi, è cambiato radicalmente, ad esempio, l’atteggiamento dell’opinione pubblica sulla guerra. Ormai non esistono più le guerre definite “giuste”, e, quando esistono, pongono comunque sempre una serie di “distinguo” e di interrogativi anche tra gli addetti ai lavori (cioè i Governi, e coloro che decidono e comandano). Basti vedere la spaccatura che si è creata anche nel nostro Parlamento in occasione dei bombardamenti in Libia. Questo fatto viene sottovalutato, ma se pensiamo anche solo alla Guerra del Golfo del 1991, in cui un po’ tutti noi quasi “incitavamo” gli americani a colpire Saddam Hussein che aveva invaso il Kuwait,  oggi assistiamo ad un mutamento di opinione radicale. Sì, bisogna colpire i tiranni, sembra essere oggi l’opinione prevalente, ma pensiamo anche ai bambini che in ogni guerra muoiono sotto le bombe, ed alle relazioni tra i popoli che inevitabilmente vengono compromesse.  Se pensiamo  poi che la guerra ha sempre fatto parte della storia umana, ecco che questo cambiamento di atteggiamento rappresenta una novità secondo me di enorme rilevanza. Si assiste poi ad un crescente interesse per le discipline solistiche e le filosofie alternative, che considerano l’uomo nel suo insieme, e non più l’anima e la mente staccate dal corpo. Basta vedere la diffusione dello yoga, della kinesiologia, dell’ayurveda, tutte discipline basate sulla redistribuzione energetica nell’organismo, e da un approccio (di cura, o di semplice prevenzione) completamente nuovo, basato sulla causa e non più solo sui sintomi.    Anche l’interesse verso il buddhismo e le filosofie orientali, non può essere visto soltanto come effetto della curiosità e della globalizzazione; molto spesso tale interesse appare sincero.  E si tratta anch’esso di un approccio nuovo verso “l’altro”, e tutto ciò che fino a poco tempo fa era considerato “staccato” da noi, perché diverso.

Con queste osservazioni, spero di avere dato un modesto contributo a “controbilanciare” almeno un po’ il crescente catastrofismo che si palesa nel mondo. Se ci crederemo, se ci uniremo, se saremo consapevoli, la nostra specie ha la possibilità non solo di sopravvivere, ma di continuare a vivere meglio di prima, migliorando ciascuno la propria fetta di mondo, e quindi il mondo intero. La fine del mondo può attendere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.