Fincantieri: è stato firmato l’accordo

Buone nuove sul caso Fincantieri che ha tenuto gli operai dell’azienda in agitazione per molti giorni. L’amministratore delegato Giuseppe Bono ha assicurato che il piano industriale dell’azienda, che prevedeva la chiusura dei siti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabia, il ridimensionamento di Riva Trigoso e il licenziamento di 2550 operai, sarà abbandonato.

Grazie al vertice tra sindacati, forze di Governo e l’ad Bono, si è giunti ad un accordo, anche se l’amministratore ha sottolineato che il piano presentato non era mai stato nascosto e che si conosceva già da tempo. Un passo indietro lo farà Fincantieri, ma solo perché ormai si è perso l’appoggio di tutti, sia della destra che della sinistra.

Parole forti, quelle usate da Bono, che fanno pressione non solo sui rappresentanti di governo che si sono attivati solo dopo la grande mobilitazione degli operai, ma anche contro i sindacati, rei di essere a conoscenza delle direttive e dei progetti dell’azienda.

Tutto è avvenuto questa mattina a Roma, dove, per partecipare anche con cortei, sono giunti 1500 lavoratori con un treno speciale dalla Liguria, ma altri anche dagli altri siti dell’azienda.

Non è piaciuto a sindacati e lavoratori lo spostamento della sede per il vertice tra tutte le forze interessate. In un primo momento la riunione avrebbe dovuto svolgersi al centro di Roma, ma poi è stata spostata nella zona Eur a causa del grande dispiegamento di forze dovuto alle numerose delegazioni che il 2 giugno hanno partecipato alla festa della Repubblica. In molti hanno commentato che il Governo voleva nascondere la protesta degli operai, vista la numerosa presenza di leader e rappresentanti stranieri.

L’importante, però, è che si è giunti ad un accordo che salva il posto di lavoro di molte persone, in un momento di crisi economica grave, in cui anche l’Istat non può far altro che constatare l’aumento della povertà della popolazione italiana e il forte peso delle tasse e dei tagli che sta colpendo soprattutto i ceti più deboli.

Teresa Corrado

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