Ragazza morta in gioco erotico finito male: era salentina, ecco la sua storia

C’è un arresto per la morte di Paola, la 24 enne di Guagnano, provincia di Lecce, trovata morta ieri, in un garage, a causa di soffocamento. Gli inquirenti non hanno dubbi: si tratta di un gioco erotico finito male. Oggi è stato arrestato il presunto colpevole: è lo stesso uomo che chiamò il 118. Si chiama Soter Mulè, è un ingegnere informatico 42enne di Roma, noto anche per le sue produzioni fotografiche.

L’accusa per lui è di omicidio volontario con dolo eventuale. La giovane ragazza salentina morta nella vicenda, Paola Caputo, era una studentessa presso l’università La Sapienza di Roma. Secondo i medici la morte sarebbe dovuta alle lesioni al collo ed al soffocamento, a causa di una corda usata per un gioco erotico finito in tragedia. E’ l’arte dello shibari, un gioco erotico giapponese secondo cui il partner si lega con delle corde alla gola, al petto e agli arti. L’intento è quello di provocargli piacere e il raggiungimento di un orgasmo, stando completamente legato. Oggi, nel paese salentino, Guagnano, sono tutti sotto shock. Ecco la storia di Paola Caputo:

Paola era una brava ragazza, allegra e dolce, molto ironica. E’ così che la descrivono i suoi compaesani, ancora sotto choc, che non riescono a metabolizzare quello che è successo: Paola non c’è più e la sua è stata una morte assurda, per molti di loro. Nessuno può credere che Paola Caputo sia morta in un modo così atroce. La giovane ragazza salentina avrebbe compiuto 24 anni, il prossimo 30 dicembre. Era una studentessa presso la facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Paola si era trasferita a Roma dopo la morte del fratello Mirko, morto in un incidente stradale nel 2006: il ragazzo, che all’epoca aveva appena 24 anni, venne travolto da un camion mentre era in sella al suo scooter. Lui e Paola erano molto legati. I genitori, entrambi insegnanti, decisero di acquistare alla figlia un appartamento nella capitale. A comunicare la scomparsa della figlia ai genitori è stato il parroco: “Quando mi hanno telefonato i carabinieri, sono andato subito a casa Caputo accompagnato da un medico. Ma i genitori di Paola non c’erano, mi ha aperto il fratello minore Diego, che fa il poliziotto. Allora l’ho portato in parrocchia e gli ho detto la verità. Dopo pochi minuti sono arrivati Carmela e Antonio, chiedendo cosa fosse accaduto. A loro ho detto che Paola aveva avuto un grave incidente stradale, e che era ricoverata insieme ad una sua amica. Solo arrivati a Roma hanno saputo la verità..“.


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