Telefonata con Archinà, Vendola si difende: “Era una battuta per iniziare. Chiedo scusa al giornalista”


Secondo i più disincantati, Nichi Vendola era rimasto l’ultimo – o quasi – a mancare all’appello. Secondo chi dalle intercettazioni è già stato inchiodato in flagranza di reato o giù di lì, potrebbe essere la volta buona per sperare in una volontà bipartisan di mettere il bavaglio all’informazione. Secondo i più fiduciosi, si tratta soltanto di una caduta di stile strumentalizzata per fini terzi.
Checché se ne pensi, però, l’intercettazione telefonica pubblicata ieri in cui si sente il governatore della regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, ridere e congratularsi con Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’indagine “Ambiente svenduto”, per il guizzo con cui ha impedito a un giornalista di continuare a rivolgere domande scomode a Emilio Riva, proprietario della società siderurgica, non può che fare discutere. Per tanti motivi.
Perché verrebbe da chiedersi come mai un esponente politico del calibro e con il ruolo istituzionale di Vendola debba ritrovarsi coinvolto in colloqui informali con esponenti di un’azienda che ha sulle proprie spalle responsabilità ingenti sulla salute di migliaia di persone, perché verrebbe da domandarsi cosa ci sia di divertente nel vedere un potente zittire con la prepotenza un giornalista, colpevole solo di fare domande vere e non marchette, e infine perché realmente di questo passo gli italiani correranno il rischio di tirare a sorte il proprio voto alle prossime elezioni. In quanto, mentre il paese sembra colare a picco, chi dovrebbe in un modo o nell’altro indicare la rotta per uscire fuori dalla crisi pare avere altro per la testa. A destra come a sinistra, passando per il centro.
Tuttavia, per dovere e diritto di cronaca – finché esiste – è doveroso riportare le spiegazioni che Nichi Vendola ha dato in merito all’episodio: “L’unica cosa di cui mi vergogno davvero è di aver riso in quel modo di un giornalista che faceva il suo mestiere, e a cui chiedo scusa». Sulle risate che si sentono nel corso della telefonata, il leader di Sel fa sapere di non avere di certo riso per la questione impatto ambientale in cui è coinvolta l’Ilva ma per la sequenza in cui “Girolamo Archinà introduce un involontario effetto comico: quello scatto felino è l’unico vero oggetto della mia ilarità, non l’atto di chiusura nei confronti di un giornalista. Su questo atto vorrei esprimere le mie scuse al giornalista: non ho mai avuto compiacenza verso azioni di questo genere. Mi dispiace che passi l’idea che io voglia disconoscere il lavoro del cronista: quel riferimento e’ stato da parte mia un atto di superficialità“.
Sui rapporti intrattenuti con Archinà, il governatore della Puglia ha dichiarato: “Senza l’immagine del contesto non si capisce nulla di quella telefonata. Bisogna conoscere gli interlocutori di Ilva, molti sono bestie nere, specialisti del muro di gomma. Mentre Archinà si presentava come un interlocutore disponibile a fare pressioni sulla proprietà per aprire alle questioni che noi ponevamo. E’ stata una battuta che mi serviva per iniziare la telefonata con il responsabile istituzionale dell’Ilva, in un passaggio particolarmente delicato della vicenda”.


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