Strage a Tripoli, il primo ministro ordina: “Fuori le milizie da Tripoli”

Il primo ministro ha ordinato alle milizie di abbandonare la città, ma i gruppi armati non sembrano prendere in considerazione le parole delle autorità. Sale la tensione a Tripoli

A distanza di due giorni dalla strage, in cui sono morte decine di persone e centianaia sono rimaste ferite, a Tripoli, la capitale della Libia, la tensione rimane alta per la presenza di milizie che, di fatto, hanno il controllo di parti della città.
Ed è stato proprio nel corso di un corteo di protesta, organizzato per richiedere che una delle milizie abbandonasse la capitale, che ha avuto luogo la strage.
La manifestazione, partita da una moschea subito dopo le preghiere del venerdì, è stata repressa nel sangue con il fuoco aperto sulle persone, e l’utilizzo di diversi lanciarazzi. Il computo totale della strage è di oltre 30 morti e 235 feriti. A dichiararlo è stato il primo ministro libico che nella serata di ieri ha cercato di fare il punto della situazione, ordinando – ma probabilmente a vuoto – alle milizie di abbandonare la città.
Intanto, le notizie che giungono dal paese nordafricano parlano di ospedali sovraffollati per il continuo fluire di persone in cerca di soccorsi. Uno dei manifestanti ha dichiarato: “Guardate, questo è il sangue dei libici! E io dico al Congresso nazionale e al Governo: siete dei traditori! Dov’è l’esercito? Dove sta la polizia?
La milizia che si è resa responsabile della strage è il gruppo Ghargour, giunto tre anni fa a Tripoli da Misurata e parte attiva nella ribellione all’ex dittatore Muammar Gheddafi. Decaduto il colonnello, però, i membri del gruppo non hanno deposto le armi e da tempo spadroneggiano in un quartiere della periferia della capitale.

 

 

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