Lamezia Terme, avvocato arrestato per voto di scambio

Ieri nella tarda serata a Lamezia Terme la Squadra mobile di Catanzaro ha arrestato Giovanni Scaramuzzino, avvocato di 38 anni. L’accusa per lui è di voto di scambio. Vediamo nel dettaglio come sono andati i fatti e in quale contesto si inserisce il suo arresto. Secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro Scaramuzzino avrebbe partecipato ad una riunione insieme a Pietro Aiello (candidato alle elezioni regionali, oggi senatore tra le file del Pdl) insieme ad esponenti di primo piano della cosca Giampà.

A questi ultimi in quell’occasione sarebbero state promessi vantaggi economici, tra i quali la precedenza in appalti per le forniture e i servizi in alcune aziende pubbliche, in cambio di voti. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta dei magistrati di Catanzaro contestando all’avvocato il reato di voto di scambio aggravato dalle finalità mafiose. La Squadra Mobile di Catanzaro ha dunque ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, confermata dalla Procura Distrettuale della Repubblica territorialmente competente.

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Il nome di Scaramuzzino peraltro non è assolutamente nuovo ad inchieste penali legate alle cosche dell’ndrangheta: era uscito infatti lo scorso anno a luglio nell’ambito dell’operazione Perseo per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata alla truffa alle assicurazioni aggravata da metodologia mafiosa. Gli uomini della Squadra Mobile infatti lo hanno prelevato nella abitazione fissata come suo domicilio dove stava già scontando gli arresti domiciliari in merito alle accuse di cui sopra. Dopo le formalità di rito Scaramuzzino è stato condotto presso la Casa Circondariale di Catanzaro dove dovrà restare a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente. Il caso di Lamezia Terme riapre la polemica sulla corruzione in Italia che dilaga nella casta politica. L’ennesimo scandalo dopo i recentissimi Expo e Mose. La notizia sta facendo velocemente il giro del web e ha suscitato reazioni di indignazione in tutta Italia.

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