Troppe Vittime della Strada: intervista a Eva Ruggeri su incidenti e sicurezza stradale

In Italia l’elenco dei morti per incidenti stradali sembra essere quasi un bollettino di guerra. Da anni si parla di politiche di prevenzione. I risultati di tante campagne per informare e sensibilizzare, per quanto lusinghieri, non sembrano riuscire a interrompere quello che giustamente abbiamo definito come bollettino di guerra. Per strada si muore per tanti motivi. Si fa incidente a causa della distrazione, a causa dell’alterazione delle percezioni dovuta all’assunzione di alcool e stupefacenti, a causa della velocità e per colpa di strade realizzate decenni fa quando le macchine in circolazione erano davvero poche. Se ci pensa il discorso che stiamo per fare dovrebbe far venire i brividi: in uno dei paesi più importanti dell’Europa tante strade non sono sicure e gli automobilisti muoiono di vie non sicure e non adeguate. Di tutto questo abbiamo parlato con Eva Ruggeri, dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada.

Ci racconti la tua storia Eva?

Ho perso mio fratello Alessandro l’8 gennaio 2006 in un incidente stradale, aveva solo 22 anni. Quella domenica pomeriggio, dopo un lieve impatto con un’altra auto, è finito contro un albero di ulivo su una strada provinciale. Prima di quel giorno per me gli incidenti erano titoli di giornali, notizie ascoltate distrattamente in tv, rabbrividendo soltanto un attimo pensando alla dinamica. Ma da quel momento il mio approccio è radicalmente cambiato e non ho potuto fare a meno di attivarmi per dare sostegno ai familiari delle vittime, fare informazione e prevenzione. Ho subito contattato l’Aifvs, che da oltre dieci anni opera su tutto il territorio nazionale, e aperto una sede a Maglie in provincia di Lecce.

Cosa chiedono i familiari delle vittime di incidenti stradali che si rivolgono a voi?

Forniamo innanzitutto sostegno psicologico e legale ai superstiti e ai familiari. Abbiamo una rete di legali di fiducia, che si sono impegnati con noi a gestire in modo “etico” la vicenda dal punto di vista penale e civile: non è raro che i congiunti della vittima si ritrovino circondati da persone che approfittano del loro stato di prostrazione, soprattutto nell’immediatezza del fatto. L’Aifvs, in quanto associazione portatrice di interessi collettivi, ha anche la possibilità di costituirsi parte civile nei procelli penali, dando forza alle richieste di giustizia dei familiari.  C’è poi la questione dei risarcimenti in sede civile, che mortificano ancora una volta le vittime con tempi lunghissimi e procedure che riducono inevitabilmente in cifre e percentuali il dolore di una madre, di un figlio, di un fratello. Tutto questo per un familiare è sempre difficile da accettare.

Cosa fa lo Stato per i familiari delle vittime di incidenti stradali?

Assolutamente NIENTE. I familiari e i superstiti sono lasciati completamente soli, confortati solo dai parenti e dagli amici più stretti. Sono soprattutto i genitori delle vittime ad aver bisogno di supporto: è più facile parlare della perdita di un figlio e condividere il dolore con chi ha subito la stessa esperienza. A Maglie inaugureremo finalmente a breve un gruppo di auto-mutuo aiuto, in cui i familiari, con l’aiuto di un facilitatore, potranno incontrarsi periodicamente per confrontarsi e consolarsi. L’esperienza dei familiari è anche al centro della Giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada, celebrata ogni anno la terza domenica di novembre, perchè il dolore di quelle famiglie si traduca in sensibilizzazione e prevenzione.

Perché in Italia c’è ancora troppo poca attenzione per la sicurezza stradale?

L’approccio al problema è spesso molto superficiale: si da per scontato che gli incidenti ci sono e ci saranno sempre, come qualcosa di ineluttabile. Intanto però, oltre a dover fare i conti col dolore irreparabile delle vittime, le ripercussioni socio-economiche degli incidenti sul bilancio dello Stato sono enormi. Basterebbe seguire l’esempio di paesi come la Francia, che affrontando il problema in modo serio e coordinato ha ridotto drasticamente il numero di incidenti sulle strade.

Sei d’accordo con l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Certamente. L’aspetto giudiziario di un incidente stradale è sempre molto delicato, soprattutto quando si tratta di dinamiche con condotte di guida spericolate: le famiglie si scontrano con tempi lunghissimi che spesso sfociano in sentenze che lasciano inappagato il loro senso di giustizia, favorendo sempre l’imputato che mai, nemmeno nei casi più eclatanti, sconterà un solo giorno di pena detentiva. E questo, a fronte della perdita di un figlio e della distruzione di una famiglia, è spesso inaccettabile. Da queste considerazioni è partita la nostra lotta per l’introduzione del reato di omicidio stradale, ora in attesa di approvazione da parte delle Camere.

Lo Stato e gli enti pubblici da un lato lanciano campagne di prevenzione a 360gradi e dall’altro prestano poca attenzione all’adeguamento di determinate strade che avrebbero bisogno di lavori specifici. E’ vero che tanta gente muore perché le strade non sono fatte come dovrebbero?

Si dice sempre che il fattore umano è la prima causa dell’incidente stradale, e questo è vero. Ma è anche vero che strade sicure con infrastrutture adeguate mitigherebbero in molti casi le conseguenze degli incidenti più gravi: se nel tratto in cui mio fratello è uscito di strada ci fosse stato un guard rail, quasi certamente ora lui sarebbe qui a raccontarlo. L’impatto contro un albero, invece, può essere fatale anche se la velocità non è elevata. Non a caso la maggior parte degli incidenti mortali si verifica proprio sulle strade provinciali, quelle che ciascuno di noi percorre quotidianamente, concepite decine di anni fa per un volume di auto nemmeno paragonabile a quello odierno.

Eva tu sei salentina. Quali sono le attività della vostra Associazione in Salento e quali sono i maggiori pericoli per la sicurezza stradale in provincia di Lecce?

Oltre a intervenire negli incontri in Prefettura, in cui ci confrontiamo con istituzioni e forze dell’ordine, siamo molto attivi nel segnalare tratti di strada particolarmente pericolosi sollecitandone la messa in sicurezza; realizziamo poi progetti di sensibilizzazione mirati alla diffusione della mobilità sostenibile, come il Piedibus che permette ai bimbi delle elementari di andare e tornare da scuola a piedi quotidianamente, o come la “Multa morale” che i più piccoli erogano a chi occupa con l’auto gli spazi riservati ai pedoni. E’ il nostro contributo per diffondere una nuova cultura della strada. La sede di Maglie, poi, da diversi anni organizza il concorso nazionale “Corto Magliese per la sicurezza stradale”, che premia i migliori cortometraggi a tema realizzati sia dagli studenti che dai film maker: cimentarsi nella realizzazione di un video è un buon modo per approfondire tematiche che altrimenti rischiano di restare troppo lontane dalla gente.

Riguardo ai pericoli: la nostra provincia è composta da un centinaio di Comuni, collegati da una rete viaria enorme e in molti tratti decisamente inadeguata, e spesso non è facile stabilire delle priorità per gli interventi. Esistono però casi annosi ed eclatanti, come quello della S.S. 275 che da Maglie conduce a Santa Maria di Leuca passando nel centro dei paesini che si trovano su quel tratto, e attraversando centinaia di incroci a raso da cui i mezzi agricoli si immettono sulla strada principale. Una vera odissea.  Il tanto invocato raddoppio delle corsie, che renderebbe la strada più scorrevole e sicura, continua ad essere procrastinato per le ragioni più varie, nessuna delle quali è sufficiente a convincerci  che i lavori non siano necessari ed urgentissimi.

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Potete trovarci sulla pagina Fb Vittime Strada Maglie, ma abbiamo anche un sito: www.vittimestrada.eu, che raccoglie e racconta la nostra attività svolta a livello nazionale.

Ringraziamo Eva per l’intervista e soprattutto per il tanto lavoro che giornalmente svolge per l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada

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