Rosarno, Maria Concetta Cacciola testimone di giustizia morta suicida

Maria Concetta Cacciola aveva scelto di collaborare con la giustizia, aveva scelto di ribellarsi a quei codici e a quegli orrori, a quei silenzi in cui ha sempre vissuto. A 31 anni aveva deciso di schierarsi dalla parte opposta, di diventare testimone di giustizia, ma alla fine si è suicidata ingerendo acido muriatico, come se volesse tacere per sempre ogni cosa.

Maria Concetta Cacciola è morta a Rosarno sabato sera, dopo una corsa in ospedale  nella speranza di salvarle la vita, dopo che in seguito ad un evidente disperazione si era chiusa nel bagno di casa sua per dire basta a tutto, alla paura, ad una responsabilità più grande di lei, alla vita.

Figlia di Michele Cacciola e nipote del boss Gregorio Bellocco, uno dei pezzi grossi della ‘ndrangheta di Rosarno, e come se non bastasse moglie di Salvatore Figliuzzi, attualmente in carcere per associazione mafiosa. Il mondo di Maria Concetta era lo stesso da sempre, ma forse da quando era diventata madre aveva iniziato a pensare e a sperare che poteva esserci un futuro diverso per i suoi figli. Tre figli che al principio le hanno dato il coraggio di presentarsi ai magistrati della Dda per rendere dichiarazioni su persone e fatti che conosceva bene.

Era lo scorso maggio e quella forza stupì chi lavora seriamente per sconfiggere i clan Bellocco e Pesce, ma anche la paura era tanta. Come di consueto in questi casi scatta la protezione, nuova identità e posti segreti per fuggire alle ritorsioni. Nel suo posto segreto lei c’è rimasta fino al 10 agosto, poi è tornata a Rosarno per abbracciare i suoi bambini, per dire loro che presto l’avrebbero raggiunta.

Maria Concetta è morta tra spasmi terribili dopo avere perso la speranza che qualcosa potesse cambiare davvero, di certo sotto pressione, forse minacciata, terrorizzata che potessero fare del male ai suoi cari, alle persone per cui aveva trovato la forza di dire basta.

 

 

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