Lega Nord: la laurea di Rosi Mauro è stata pagata dal partito

Soldi pubblici della Lega Nord per pagare la laurea di Rosi Mauro e del suo compagno e per pagare le rate della scuola privata del Trota.

Ci occupiamo ancora dell’inchiesta che vede coinvolta la Lega Nord e tutti i suoi esponenti politici. Nel mirino, a causa di soldi in nero e bilanci falsi, sono finite anche macchine, vacanze e soprattutto il diploma e la laurea, pare conseguiti in Svizzera, di Rosi Mauro e del suo compagno. Sarebbero i benefit paghi dalla Lega Nord, tramite l’ex tesoriere indagato Francesco Belsito. Belsito avrebbe sborsato 120 mila euro di soldi pubblici per gli studi del vicepresidente del Senato e di Pier Moscagiuro. A fare i conti di questa ennesima uscita dalle casse del partito, definita dalla senatrice una delle «porcherie della stampa», è stata Nadia Dagrada, il dirigente amministrativo del partito.  Nadia Dagrada, all’indomani delle perquisizioni della Gdf e dei Carabinieri del Noe negli uffici milanesi del quartier generale ‘lumbard’, davanti ai magistrati ha ripercorso il lungo elenco, emerso dalle intercettazioni, delle spese del partito per le esigenze personali del ‘Capo’, dei suoi figli, della moglie Manuela Marrone, di Roberto Calderoli e di Rosi Mauro con tanto di fidanzato. Ci sarebbero quindi 3 lauree pagate con i soldi pubblici della Lega. La Degrada ha raccontato: “Belsito mi ha riferito che sono stati dati soldi in contanti a Pier Moscagiuro, compagno di Rosi Mauro per i costi delle rate (…) della scuola privata per conseguire il diploma, la laurea, credo ottenuti entrambi in Svizzera. Inoltre mi ha detto anche di aver pagato le rate per il diploma e poi la laurea della stessa Rosy Mauro”, sembra conseguiti anche da lei oltreconfine. La Dagrada afferma che i suddetti titoli di studio “sono costati circa 120mila euro, prelevati dalle casse della Lega” e che si aggiungono ai 130 mila euro sborsati dal Carroccio per Renzo Bossi, detto il Trota, il quale “dal 2010 sta prendendo una laurea all’Università privata di Londra”. E riguardo a questo ‘benefit’ e, tra gli altri, ai “200-300 mila euro dati ogni anno” al Sinpa, il Sindacato Padano, il vice presidente del Senato, ha respinto ogni addebito: “Non sono solita commentare le notizie di stampa che spesso riguardano la mia persona”, ha fatto sapere e ha aggiunto: Ma mi trovo costretta a ribattere alle ‘porcheriè che i giornali si stanno inventando, per salvaguardare il bene più prezioso, il Sindacato, che ho creato con enormi sacrifici”.

 

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