La lettera dal carcere di Massimo Giuseppe Bossetti: non ho ucciso Yara


Le indagini vanno avanti ma Massimo Giuseppe Bossetti, come fa sin dall’inizio continua a urlare la sua innocenza. Il presunto assassino di Yara Gambirasio continua a dire di essere innocente e di non avere nulla a che fare con la morte della tredicenne di Brembate. Mentre i suoi legali cercano prove che possano scagionarlo lui passa le sue giornate in carcere, guarda la tv e ascolta tutte le cose che vengono dette contro di lui. Una delle cose che gli fa più male: non potersi difendere da tutte le accuse. Prova a farlo con una lettera che è stata letta nella puntata di Matrix in onda il 4 febbraio 2015. Bossetti ancora una volta si dice innocente e prova a descrivere le sensazioni provare in questi lunghi mesi di detenzione.

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LA LETTERA DI BOSSETTI DAL CARCERE– “Sono da otto mesi qui dentro senza nemmeno ancora poter conoscere tutti i documenti raccolti contro di me – scrive il muratore -. Subisco la forza dell’accusa che mi vuole a tutti i costi colpevole. Siccome il mio processo lo sto vedendo in televisione e non in tribunale, vi chiedo di dare il risalto a questa mio richiesta di scarcerazione (che sarà depositata venerdì) e difendere il mio diritto ad avere un processo equo e poter stare a casa ai domiciliari come qualsiasi altro cittadino di cui non e’ stata provata ancora la colpevolezza”. Queste le parole di Bossetti che abbraccia quindi in pieno la tesi dei suoi legali.


“Sostenete questo mio diritto perché l’incubo che sto vivendo potrebbe viverlo chiunque di voi, grazie”, scrive Bossetti. In questi mesi la famiglia di Bossetti è stata sempre al suo fianco. La moglie del muratore è andata anche in tv a proclamare la sua innocenza e dopo mesi di esitazione anche mamma Ester ha deciso di parlare mostrando il suo volto al pubblico. Mamma Ester, la sorella gemella Laura, la moglie: tutte le donne di Bossetti lo difendono e continuano a dire che mai avrebbe potuto fare del male. Ma il muratore continua a restare in carcere.

Non dimentichiamoci però che la prima vittima in questa storia è Yara. Aveva solo 13 anni ed è stata torturata per poi morire di freddo in un campo in una triste giornata di fine novembre.


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