Omicidio Renata Rapposelli ultime notizie: tutte le prove che incastrano ex marito e figlio

renata rapposelli

Simone e Giuseppe Santoleri continuano a dichiararsi estranei ai fatti, si dicono innocenti. Lo ha ribadito il loro avvocato anche questa mattina in tv: i due uomini dicono di non avere nulla a che fare con l’omicidio di Renata Rapposelli, la pittrice scomparsa da Ancona il 9 ottobre 2017 e ritrovata morta qualche settimana più tardi lungo le sponde del fiume Chienti a Tolentino. Per gli inquirenti, che hanno disposto l’arresto per i due uomini, non ci sono dubbi: Simone e suo padre sono entrambi coinvolti nell’omicidio di Renata. Non si sa ancora se la pittrice sia morta in seguito a un avvelenamento e sia stata strangolata, questi dettagli saranno rivelati probabilmente nei prossimi giorni, o si arriverà in aula con le prove raccolte.

OMICIDIO RENATA RAPPOSELLI: SUO FIGLIO SIMONE CERCAVA SU INTERNET SUGGERIMENTI

Tra le prove che dimostrerebbero la colpevolezza di Simone Santoleri ci sono anche le ricerche fatte sul computer di casa. Avrebbe scaricato la sentenza del caso Roberta Ragusa, con i dettagli sulle mancate prove in assenza di un corpo. Avrebbe inoltre cercato più cose che lasciano pensare a una organizzazione di questo omicidio. E poi ci sono quelle ricerche sul fiume Chienti, posto che Simone ha sempre detto di non conoscere ma che torna spesso in questa vicenda. Ricorderete il famoso lapsus di fronte alle telecamere di Chi l’ha visto quando il Santoleri diceva, prima ancora che sua madre fosse ritrovata “sono stato chiamato dai Carabinieri…Mi viene da dire Chienti ma non so perchè”. Un lapsus significativo visto che sua madre è stata ritrovata proprio nei pressi del fiume.

La sensazione è che i due uomini avrebbero voluto gettare nel fiume Renata ma non essendoci riusciti, l’abbiano coperta con cartoni e rami, sperando che nessuno notasse il suo corpo. Tra le prove decisive in questa vicenda, quelle legate anche alla macchina. In primis la testimonianza di una vicina di casa che racconta di come la macchina, il giorno dopo la scomparsa di Renata, fosse parcheggiata al contrario. Una cosa insolita ma particolare: il cofano rivolto verso la casa avrebbe facilitato il trasporto di un corpo. E poi ci sono i video che dimostrerebbero il percorso fatto da quella vettura, e quindi anche dalle persone a bordo, da Giulianova a Tolentino.

OMICIDIO  RENATA RAPPOSELLI: LE TESTIMONIANZE CHE INCASTRANO I SANTOLERI

A smentirlo non c’è solo la testimonianza della farmacista di Tortoreto, che ha venduto un calmante a Renata nel pomeriggio (quando lei avrebbe dovuto già trovarsi a Loreto), ma anche il racconto di un’istruttrice della palestra sottostante l’appartamento dei Santoleri, che ha riferito di aver sentito Simone inveire contro qualcuno al piano di sopra intorno alle 16.30. «Sei una figlia di putt… sei un tr… dopo tanti anni vieni a riprenderti quello che hai lasciato…».

OMICIDIO RENATA RAPPOSELLI: IL MOVENTE E’ LEGATO AI SOLDI

Il movente di questo omicidio non è mai stato un mistero. Tutto ha sempre ruotato intorno ai soldi. Renata aveva avuto dei problemi con la pensione che per un errore burocratico era stata bloccata. Non percependola ha quindi deciso di chiedere il mantenimento al suo ex marito e questo non è piaciuto al figlio della donna che non ha affatto gradito. I due avrebbero dovuto ridare circa 3000 euro alla donna. Sarebbe stato questo il movente. Adesso  gli inquirenti dovranno capire anche un’altra cosa molto importante: Renata è stata attirata quel giorno a Giulianova con la scusa della malattia del figlio? Se fosse davvero così, si potrebbe persino pensare a un omicidio premeditato che peggiorerebbe la situazione dei due uomini al momento indagati per l’omicidio della donna e per l’occultamento del suo cadavere. 

I SANTOLERI CONTINUANO A DICHIARARSI INNOCENTI: LE PAROLE DEI LEGALI

Le parole dei legali dei due uomini: «L’ordinanza del gip fa acqua: non ci sono prove che sia stata uccisa nell’appartamento, che sia stata trasportata in auto e che ci sia rimasta due giorni. Niente Dna e tracce ematiche a casa e nella Fiat 600, inoltre mancano i risultati degli accertamenti medico legali». Nell’ordinanza si parla anche di un vecchio episodio riferito da Renata alla figlia, secondo cui Simone le avrebbe messo veleno per topi nella minestra. Potrebbe esser stato proprio il veleno a uccidere la povera Renata. 

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