Mattia a Skytg24: “Non penso proprio di essere il paziente numero 1”


Sono il paziente che è stato certificato per primo. Non penso proprio di essere il paziente numero 1” dice Mattia, il famoso paziente 1 di Codogno, il primo a essere tamponato in Italia per sospetto coronavirus. Lo racconta nella lunga intervista per Skytg24 dove ripercorre tutte le tappe che ha vissuto negli ultimi tre mesi, dal ricovero in ospedale al ritorno a casa. La strada per Mattia è stata piena di ostacoli, le sue condizioni erano gravissime poche ore dopo la conferma del virus. Poi la terapia intensiva ma anche la voglia di combattere per tornare a casa e abbracciare la sua bambina; con la paura che anche sua moglie non ce la facesse, ma per fortuna è guarita senza grandi complicazioni, nonostante anche lei avesse contratto il coronavirus. Ancora oggi, come spiega nell’intervista per Sky, Mattia non riesce a capire quando possa aver preso il virus e spiega che, a differenza di quanto si è detto all’inizio, il suo amico rientrato dalla Cina, non ha nulla a che fare con tutta questa storia. 21 giorni senza ricordi: entra in terapia intensiva sapendo di avere una polmonite, non il maledetto coronavirus e quando viene estubato, tutto è cambiato.

LA STORIA DI MATTIA DIVENTATO PER TUTTI IL PAZIENTE 1 DI CODOGNO

Mattia ricorda che dopo il primo tentativo al pronto soccorso era stato mandato a casa, gli avevano spiegato che la polmonite nei pazienti giovani si cura con antibiotici senza complicazioni. “Se penso oggi a un episodio capitato durante il mio secondo ricovero sorrido. Chiedo ad un operatore sanitario se potesse essere un caso di coronavirus e in dialetto mi risponde ‘il coronavirus Cudogn ‘ Ensa’ nianche addu sta’ che significa il coronavirus non sa neanche dove sia di casa Codogno’ e invece siamo stati l’inizio di tutto ” racconta Mattia a Skytg24.

Spiega di sentirsi fortunato oggi. Quando è stato ricoverato gli avevano detto che era polmonite, lui non sapeva nulla del virus e solo dopo, quando ha preso il suo telefono in mano e ha parlato con i dottori ha avuto modo di ricostruire l’intera vicenda e di rendersi conto dell’inferno che era iniziato.

Per giorni Mattia non ha saputo nulla della sua famiglia, di sua moglie. Solo dopo tre giorni gli hanno detto che suo padre non ce l’aveva fatta, era morto il 19 marzo, nel giorno della festa del papà. Ma lui prima di essere intubato sapeva che la sua bambina stava per nascere e questo pensiero gli ha dato la forza di lottare: “Mi sono addormentato con questo pensiero. E appena prima che mi addormentassero, proprio perché ancora non si sapeva che era Covid, ho avuto la possibilità di incontrare Valentina. Mi ricordo di aver accarezzato il suo pancione e di averle detto che avrei fatto di tutto per tornare. E ce l’ho fatta.

Oggi Mattia si rende conto di quanto sia importante vivere ogni singolo giorno senza mai dare nulla per scontato. “Sono felicissimo, grazie soprattutto alla mia famiglia speciale e all’arrivo di Giulia. Per il domani voglio solo continuare così e tornare alla mia vita di prima, a quella di tutti i giorni, allo sport, al calcio. Vorrei che tornassimo a vivere come eravamo abituati prima” ha raccontato.

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