Dalle gomme tagliate allo zucchero nel serbatoio: tutte le violenze subite da Alessandra

Alessandra Matteuzzi sapeva che il suo ex avrebbe potuto farle del male fino a ucciderla ma le sue denunce non sono servite
storia alessandra uccisa bologna

Alessandra non è stata protetta fino in fondo perchè a quanto pare, non avendo subito “violenze fisiche” il suo non era un caso urgente. Eppure, che sarebbe successo qualcosa, la donna lo sapeva. Aveva così tata paura del suo ex Alessandra, da passare ore al telefono con sua sorella, anche quando scendeva dalla macchina per entrare in casa. Un piccolo pezzo di strada, la paura di essere aggredita nonostante l’uomo, vivesse in un’altra regione. E alla fine Alessandra Matteuzzi è stata uccisa dal suo stalker. “Non credo ci sia bisogno della violenza fisica per attivare una protezione maggiore. In questo caso nella denuncia ci sono delle molestie gravi: l’uomo le aveva messo lo zucchero nella serbatoio dell’auto, aveva tagliato le gomme della macchina di Alessandra e le aveva sottratto le chiavi di casa” ha detto Sonia Bartolini, avvocata del foro di Modena, esponente dell’associazione «Donna e giustizia», e cugina di Alessandra.

Il dolore e la rabbia della famiglia di Alessandra Matteuzzi

Di Giovanni Padovani , Alessandra aveva più che paura. Aveva chiesto a tutti i suoi vicini di casa, semmai si fosse presentato ( come era già capitato) di non farlo entrare, di non aprire il portone. Ma questo allarme non è servito perchè il modello ha deciso di agire lo stesso e lo ha fatto ben sapendo che sarebbe stato subito preso, anzi, i vicini raccontano che dopo aver massacrato di botte la donna, invocava l’aiuto della Polizia. Sapeva che sarebbe stato arrestato ma neppure questo lo ha fermato. I parenti di Alessandra e i legali che stanno seguendo il caso spiegano che quello di Padovani, non era solo stalking, che fosse un uomo violento e pronto a tutto lo si era capito. Purtroppo però, non si è fatto nulla, come accade spesso in questi caso e oggi c’è tanta rabbia e forse anche un pizzico di rassegnazione.

 Il caso di Alessandra , porta a una riflessione più ampia su quello che ormai da anni succede nel nostro paese. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, esprime vicinanza alla famiglia di Sandra. «Questo dramma — sostiene il cardinale — ripropone urgentemente la necessità di un’azione etica, culturale e pure di prevenzione, che coinvolge certamente le forze dell’ordine, ma anche tutta la comunità».

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