Il tredicenne che ha accoltellato la prof non si è pentito: “mi spiace che non sia morta”

Nessun pentimento da parte del tredicenne che ha accoltellato la prof Chiara Mocchi: le sue parole sono sconvolgenti

tredicenne accoltella la sua prof

Il gesto è irreparabile, ma non per questo si può rinunciare a comprendere e, dove possibile, recuperare. È attorno a questo difficile equilibrio che si muove il caso del tredicenne che ha accoltellato la sua insegnante a Trescore, in provincia di Bergamo. Mentre la professoressa Chiara Mocchi, 57 anni, continua lentamente il suo percorso di ripresa fisica e psicologica, emergono dettagli sempre più inquietanti sulla lucidità e sulle intenzioni del ragazzo.

La confessione del tredicenne: nessun pentimento

Davanti ai carabinieri, il giovane non ha mostrato il pentimento che ci si potrebbe aspettare da un gesto tanto grave. Anzi, ha dichiarato di essere dispiaciuto soltanto per non essere riuscito a portare a termine l’omicidio. Le sue parole delineano un quadro allarmante: l’aggressione non è stata impulsiva, ma pianificata con anticipo. Il coltello, acquistato online, e la decisione di trasmettere tutto su Telegram indicano una volontà precisa di mettere in scena la violenza. Ancora più sconvolgente è l’ammissione di aver pensato di uccidere anche i propri genitori, nonostante un rapporto familiare apparentemente sereno.

Un disagio profondo e sottovalutato

Le indagini stanno cercando di fare luce sulle radici di un malessere che, secondo i magistrati, non sarebbe stato colto nella sua reale gravità. In casa del tredicenne sono state trovate anche sostanze chimiche potenzialmente pericolose, ora al vaglio degli inquirenti. I genitori, assistiti dall’avvocato Carlo Foglieni, hanno riferito di essersi già rivolti a una psicologa per affrontare l’ansia del figlio, legata in particolare al rapporto conflittuale con l’insegnante. Tuttavia, quanto emerso suggerisce che il disagio fosse ben più profondo e complesso. La prof Chiara Mocchi continua invece il suo percorso di riabilitazione e per fortuna, inizia a stare meglio, almeno dal punto di vista fisico.

I primi provvedimenti del Tribunale

Di fronte a una situazione così delicata, il Tribunale per i minorenni di Brescia ha disposto con urgenza l’affidamento del tredicenne ai servizi sociali. La decisione, sostenuta dalla procuratrice Giulia Tondina e dal collegio presieduto da Laura D’Urbino, mira a garantire un intervento immediato, non solo sul piano giudiziario ma soprattutto su quello educativo e psicologico. È stato inoltre nominato un curatore, figura fondamentale per tutelare gli interessi del minore in un percorso che si preannuncia lungo e complesso.

In una vicenda che lascia sgomenti, resta una certezza: accanto alla necessità di giustizia, emerge con forza l’urgenza di comprendere e affrontare un disagio che, se ignorato, può trasformarsi in tragedia.

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