Guerra in Libia, Francia lancia bombe su Bengasi


Bombe su Bengasi, è guerra in Libia. Gheddafi non molla ma i caccia francesi hanno inziato a colpire obiettivi militari della Libia. Alle 17,45 un aereo transalpino aveva già aperto il fuoco contro un mezzo delle truppe governative.

Il primo obiettivo distrutto dal fuoco degli aerei francesi, è «un veicolo militare». Il portavoce dello stato maggiore francese, colonnello Thierry Burckhard, ha precisato che l’obiettivo è stato «neutralizzato», senza specificare di che mezzo si tratti. Secondo la Cnn sarebbe un carro armato. E’ il primo attacco della coalizione in Libia per far rispettare la risoluzione 1973 dell’Onu.
Il ministero della difesa francese ha annunciato che un caccia Rafale ha aperto per la prima volta il fuoco contro un veicolo militare libico in una zona a 150 chilometri da Bengasi.

Gheddafi ha «ancora tempo di evitare il peggio», ovvero un’offensiva militare – ha aggiunto Sarkozy – se «rispetterà senza ritardo e senza riserve» la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu».
Nella riunione di Parigi «non si è arrivati a parlare» di un esilio di Gheddafi, perché è stata messa in primo piano la questione della «salvaguardia delle popolazioni civili». Lo ha detto Berlusconi, durante una conferenza stampa al termine del vertice all’Eliseo.

 In una lettera indirizzata a Nicolas Sarkozy e a David Cameron, il Raìs aveva minacciato in precedenza il presidente francese e il premier britannico ammonendoli così «Rimpiangerete l’ingerenza», spiegando che le potenze occidentali non hanno diritto di intervenire in Libia .


Secondo quanto detto dal portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, la lettera, oltre che ai leader francese e britannico, è indirizzata anche al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Nella missiva Gheddafi scrive che ogni azione militare contro la Libia sarebbe una «un’ingiustizia, una chiara aggressione. Ve ne pentirete se interverrete nei nostri affari interni». «La Libia non è vostra… – prosegue la missiva, citata da Al Jazeera-. Voi non avete il diritto di intervenire nei nostri affari interni. Questo è il nostro paese, non è il vostro paese. Noi non potremmo sparare un solo proiettile contro il nostro popolo». In un’altra lettera inviata a Barack Obama, il leader libico scrive: «Tutto il popolo libico è dalla mia parte, tutti sono pronti a morire per me, io qui sto combattendo contro Al Qaeda, cosa pensa di fare?».

Per quanto riguarda il nostro Paese, Berlusconi afferma: «Noi abbiamo detto di essere disponibili sulla base delle esigenze, ma non credo che ci saranno esigenze particolari al riguardo perché anzitutto si deve mettere in atto il rispetto della no fly zone e quindi io credo che i mezzi della Francia, della Gran Bretagna e gli altri Paesi hanno messo a disposizione» possano essere sufficienti. «Noi – ha ribadito Berlusconi – saremmo a disposizione ove si rivelasse la necessità di un nostro impegno».
Berlusconi auspica un «ripensamento» di Gheddafi che consenta all’Italia di evitare di entrare direttamente nel conflitto. In una conferenza stampa al termine del vertice di Parigi, il premier ha detto che «noi abbiamo ancora la speranza, visto questo schieramento globale della comunità internazionale e non soltanto della comunità occidentale ma anche dei Paesi arabi, che ci possa essere un ripensamento da parte del regime libico e che lo stesso regime possa ritenere di sua convenienza porre fine alle attività di contrasto alle popolazioni civili».

Giusy Cerminara


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