Siria: è iniziata la repressione?

Cosa sta accadendo realmente in Siria? È la domanda che si pongono in tantissimi. Ci sono video che girano su Internet e smentite ufficiali, c’è la voglia di libertà di una parte consistente della popolazione e l’accusa di un complotto ordito contro lo Stato siriano.

Intanto oggi a Damasco circa duemila persone hanno manifestato contro il regime. Con un colpo di mano, i manifestanti sono stati rinchiusi all’interno della Grande moschea degli Omayyadi. L’operazione è stata portata a termine da agenti in borghese che erano stati posti a presidio della città per contrastare le continue manifestazioni non autorizzate che ormai sono organizzate giornalmente dai dissidenti. Appena i manifestanti sono stati rinchiusi, agenti anti-sommossa hanno cominciato a lanciare gas lacrimogeni all’interno della moschea, causando, secondo alcune fonti, almeno un morto.

Le manifestazioni non si sono placate nemmeno in altre città. A Homs, centro a 180 chilometri dalla capitale, sempre davanti alla più grande moschea della città, si sono raccolti altri manifestanti anti-regime a cui si sono uniti anche decine di cristiani provenienti dalla vicina “Valle dei cristiani”.

Lo stesso avviene a Dahaar, luogo simbolo della sommossa anti-governativa e città che continua a pagare il più alto contributo di morti, sempre secondo testimoni. Qui i manifestanti sono scesi in piazza e a loro si sono uniti anche curdi musulmani e cristiani.

Secondo fonti tv al Arabiya ci sarebbero, solo oggi, altri 10 morti in diverse manifestazioni, notizie tutte smentite dalla fonte ufficiale siriana Sana.

Non è bastato il discorso di Assad al parlamento siriano trasmesso in televisione a placare le proteste dei dissidenti. Sembra proprio che la primavera siriana non voglia fermarsi, né credere alle promesse del leader fatte in diretta TV, dalle quali mancano quelle più attese, come la fine della legge d’emergenza che tanto viene contestata.

Teresa Corrado

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