Bin Laden ucciso, è polemica sui segreti degli Stati Uniti

L’uccisione di Bin Laden avvenuta qualche giorno fa ad opera di un commando speciale americano ha aperto accese discussioni e polemiche in tutto il mondo.  E’ scontro tra l’amministrazione Obama, che ha deciso di non rendere pubbliche le foto dello sceicco del terrore morto, e  chi invece chiede a gran voce che quelle foto vengano pubblicate, se non altro per dare una prova al mondo che il leader di Al Qaeda sia veramente stato ucciso. Il Governo statunitense giustifica la propria decisione dicendo che vuole impedire che si crei nel mondo arabo una sorta di “icona” da santificare, visto che le immagini, come è ovvio che sia, sono piuttosto truci.  Fa impressione che l’oggetto di tante discussioni sia una faccenda piuttosto macabra, visto che si sta parlando di un cadavere. Entrambe le posizioni sembrano comprensibili. Da una parte c’è la trasparenza dell’informazione, dall’altro c’è la valutazione dell’opportunità, o meno, di pubblicare proprio qualunque informazione, ed è normale che ci sia chi riflette sul fatto che un limite ci deve pur essere.

Considerando anche la potenza dell’informazione che oggigiorno entra in tutte le case ed è facilmente disponibile anche ai più deboli, ad esempio bambini e persone sensibili in generale. Chi, anche in Italia, è contrario alla scelta di riservatezza dettata da Barack Obama (che forse è solo temporanea, chissà) afferma che  la divulgazione delle prove farebbe chiarezza dei tanti misteri che ancora avvolgono in una cortina di dubbi l’intera vicenda dell’11 settembre, e la minaccia del terrorismo mondiale, oltre che le modalità con cui è avvenuto il blitz.  Non sono pochi coloro che, ad esempio, sostengono che Obama fosse già morto da tempo, mentre invece paiono non essere palesati dubbi, per ora, che la morte sia realmente avvenuta.

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