Yemen, continuano proteste e vittime: ancora 15 morti

Infiamma lo Yemen. Sono 15 le vittime rimaste uccise nei duri scontri scoppiati nel sud dello Yemen. Le fonti governative accusano gli insorti del sud di avere legami con al Qaida. Gli insorti cercano di mantenere alta la tensione e contano anche di approfittare dell’assenza del presidente contestato dello Yemen.

Ali Abdallah Saleh è ricoverato in un ospedale nell’Arabia Saudita. Il presidente è convalescente e trattenuto in ospedale anche dalle forti pressioni occidentali, che stanno constatando il pericolo di una rivolta assai più cruenta di quella che si sta svolgendo nello Yemen.

L’insicurezza del rientro del presidente yemenito in patria, fa sorgere forti dubbi anche sul potere e sulla certezza del comando che, in questo momento rischia di esasperare la crisi presente nel paese.

Ma gli stati occidentali, partendo dagli Stati Uniti, appoggiato dai paesi europei, tra cui l’Italia, stanno cercando di trovare un punto di mediazione tra gli insorti che chiedono la destituzione del presidente Saleh, al potere da 33 anni e il governo attuale, che è presieduto, in questo momento dal vice presidente Abed Rabbo Mansur Hadi.

La strada che i leader occidentali intendono seguire, per far fermare la rivolta nello Yemen, è quella del dialogo tra le parti, rispettando le richieste della popolazione che sta cercando di uscire da anni di potere assoluto, di caste e di mancanza di libertà. Tutte richieste più che giuste della popolazione dello Yemen, che si è aggiunta agli altri stati arabi nella richiesta di maggior uguaglianza, in quella che ormai viene considerata da tutti la “primavera araba”.

Migliaia di manifestanti si sono radunati dinanzi alla residenza del vicepresidente dello Yemen, chiedendo che il presidente Saleh, non faccia ritorno al potere. La manifestazione è avvenuta a Sanaa dove è pacifica. La popolazione chiede solo di poter cambiare modo di governare  e il cambio del Presidente.

Teresa Corrado

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