Siria: soldati uccidono ancora, dopo le preghiere

La Siria continua a tingersi di rosso, ma un rosso che è il sangue della propria popolazione, quello che i soldati stanno facendo scorrere in queste ore. Hama resta una città assediata e ancora sotto il tiro dei carri armati dell’esercito, giunti lì per soffocare la rivolta e porre fine, una volta per tutte alla protesta.

Ma non è solo Hama ad essere bersagliata, secondo alcuni testimoni ed attivisti, i soldati hanno sparato su manifestanti dopo le preghiere serali del Ramadan, ferendo decine di persone a Damasco in un sobborgo della città, a Hasaka e Latakia.

A nulla sembrano servire le sanzioni inasprite dalla Ue contro esponenti di spicco del Governo di Assad e contro il paese. Nessuno riesce a fermare il massacro che si perpetua da mesi e che continua a mietere vittime.

Nemmeno all’ONU riescono a mettersi d’accordo sulla situazione siriana che appare sempre più drammatica e difficile. Sembra proprio che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu voglia lasciare immutata la situazione in Siria, lasciando a sé stessi gli abitanti siriani, senza alcuna intenzione di intervenire per fermare i massacri.

Quindici stati che restano fermi e inermi di fronte alla morte dei manifestanti inermi, di fronte al grido di libertà che si alza sempre più forte dalle piazze e dalle strade siriane, in questo ventunesimo secolo, a pochi passi dalla “civilizzata” Europa.

Intanto il Governo italiano ha finalmente richiamato l’ambasciatore dalla Siria, per protestare contro i massacri di Hama, ma ci si domanda anche quando queste scelte e decisioni possano influire negativamente o positivamente in un paese dove la libertà non viene rispettata.

Teresa Corrado

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