Riforma pensioni 2019: quali sono i requisiti per ape, pensione anticipata ed età pensionabile


riforma pensioni 2019

Slitta l’approvazione del decreto contenente la riforma delle pensioni 2019, ma nella bozza sono contenute già le caratteristiche del nuovo sistema. Oggi vediamo quali sono i nuovi requisiti prendendo in considerazione l’ape sociale, la pensione anticipata, e l’età pensionabile. Tutte le misure messe a punto dal Governo M5S-Lega hanno l’obiettivo di ridare dignità ai cittadini superando la Legge Fornero. Dunque sono presenti diverse possibilità per andare in pensione prima del previsto, come la quota 100, la pensione anticipata, l’opzione donna. Alcune sono nuove e altre prorogate. Ecco dunque come cambia il sistema pensionistico per quanto riguarda le tipologie di pensionamento già note.

RIFORMA PENSIONI 2019: COSA CAMBIA PER APE, PENSIONE ANTICIPATA ED ETA’ PENSIOBABILE

Per quanto riguarda l’ape sociale, è stata prorogata per tutto il 2019. Questa misura consente di uscire prima dal lavoro, con almeno 63 anni di età e si appartiene ad una delle categorie seguenti. Parliamo dei disoccupati che sono stati licenziati o che si sono dimessi per giusta causa, o ancora a seguito di risoluzione consensuale. Ci sono poi i caregiver, che assistono un parente con grave handicap da almeno sei mesi. Possono richiedere l’ape sociale le persone con ridotta capacità lavorativa, almeno al 74%. Ci sono poi i lavoratori addetti a mansioni gravose. Per quest’ultimi sono previsti 36 anni di contributi, a fronte dei 30 necessari per tutti gli altri. Per la pensione anticipata, la riforma pensioni 2019 prevede un blocco dell’aspettativa di vita. Quindi le donne possono andare in pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi, e gli uomini con 42 anni e 10 mesi, a prescindere dall’età anagrafica. L’età pensionabile, invece, non prevede alcun blocco e dunque diventa di 67 anni con una contribuzione di 20 anni da parte dei lavoratori.

Nella riforma pensioni 2019 ci sono però altre possibilità per lasciare il lavoro prima del previsto. Con l’opzione donna, le lavoratrici dipendenti nate entro il 1959, e le autonome nate entro il 1958, possono lasciare il lavoro con 35 anni di contributi. C’è poi la quota 100, vera novità in ambito pensionistico, che consente di lasciare il lavoro a 62 anni di età con 38 anni di contributi versati. I dipendenti pubblici potranno lasciare il lavoro con finestre semestrali, mentre quelli privati avranno a disposizione finestre trimestrali. Per questa misura esiste il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro, che non devono superare i 5mila euro lordi.

Insomma, la riforma delle pensioni 2019 è pronta e non ci resta che attendere che diventi ufficiale. L’approvazione del decreto, salvo ulteriori rallentamenti, dovrebbe avvenire venerdì 18 gennaio 2019.

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