Economia

Disoccupazione giovanile in Italia: perchè si sceglie di andare all’estero

Perchè sempre più ragazzi decidono di andare all'estero per trovare un lavoro lasciando l'Italia? In alcune regioni del nostro paese la disoccupazione è al 30%

disoccupazione italia giovani lavoro

Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia nel 2023 ha raggiunto livelli preoccupanti, con una percentuale che sfiora il 30% tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni nel sud in regioni come Sicilia, Calabria, Campania. Ma nel resto di Italia le cose non vanno meglio. La stima infatti è pari al 18%. Questo dato allarmante ha spinto molti giovani a cercare opportunità lavorative all’estero, in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita. La fuga dei cervelli è diventata una realtà tangibile, con migliaia di giovani che lasciano il Paese ogni anno. Un tempo tra l’altro, chi lasciava l’Italia, lo faceva solo per una occupazione di livello alto, dopo un lungo percorso di studio.

Oggi invece, chi lascia il nostro paese lo fa anche in cerca di esperienze, di stili di vita diversi. Si lascia l’Italia perchè lavori comuni, come insegnante, infermiere, barista, commesso, sono meglio retribuiti all’estero. Non ci sono difficoltà nell’ottenere contratti regolari e si può costruire anche una vita privata, senza dedicare tutto il tempo a disposizione al lavoro. Le nuove generazioni hanno un mantra chiaro: non si vive per lavorare ma si lavora per vivere.


Per questo abbiamo deciso di ascoltare tre ragazzi che ci raccontano le loro esperienze di vita. Chi resta in Italia è quasi sempre costretto ad aprire una partita iva, a chiedere aiuto ai proprio genitori per pagare affitti in città che hanno costi insostenibili, a fare i conti con i pochi euro rimasti alla fine del mese. E’ questo che spinge i ragazzi ad andare via per cercare una vita diversa altrove?

Disoccupazione: giovani lasciano l’Italia per cercare lavoro altrove

Anna, 26 anni, Berlino- Perché hai deciso di lasciare l’Italia per lavorare all’estero?

Anna: Ho lasciato l’Italia perché, dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, non riuscivo a trovare un lavoro stabile. Le opportunità erano poche e spesso le condizioni contrattuali non erano soddisfacenti. Ho scelto Berlino perché è una città dinamica, con molte opportunità nel mio settore. Qui ho trovato subito un lavoro in una startup tecnologica, con un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio adeguato. La qualità della vita è migliore e ho la possibilità di crescere professionalmente.

Marco, 28 anni, Londra- Cosa ti ha spinto a trasferirti a Londra?

Marco: La decisione di trasferirmi a Londra è stata dettata dalla volontà di costruire una carriera nel settore finanziario. In Italia, le possibilità di avanzamento erano limitate e i salari non competitivi. A Londra, ho trovato un ambiente stimolante e meritocratico, dove il mio impegno e le mie competenze sono riconosciuti e valorizzati. Inoltre, vivere in una città internazionale mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze e di entrare in contatto con persone di diverse culture. Riesco a tornare a casa con nemmeno due ore di aereo, è come se stessi al Nord e tornassi al sud. Nulla di così complicato. Basta smettere di pensare che l’Italia sia il posto migliore in cui vivere. Da Londra inoltre riescono a muovermi e a viaggiare in giro per il mondo senza spendere tutto lo stipendio, come accadeva quando stavo in Italia per permettermi un fine settimana in famiglia.

Francesca, 24 anni, Barcellona- Come è stata la tua esperienza lavorativa a Barcellona rispetto all’Italia?

Francesca: A Barcellona ho trovato un ambiente di lavoro più aperto e collaborativo rispetto a quello italiano. Dopo la laurea in design, ho faticato a trovare un impiego stabile in Italia. Qui in Spagna, invece, ho subito trovato lavoro in uno studio di design dove posso esprimere la mia creatività e partecipare a progetti interessanti. Le condizioni lavorative sono migliori, con un equilibrio tra vita privata e lavoro che in Italia spesso manca. Anche il costo della vita è più basso rispetto a molte città italiane, il che rende la vita quotidiana meno stressante. L’approccio degli spagnoli alla vita e al lavoro è un altro aspetto che mi ha convinta a restare qui. A chi dice che esiste la nostalgia: possono mancarmi gli affetti ma non mi manca tutto il resto di un paese fin troppo vecchio e poco incline ai cambiamenti.

Quello che emerge dal racconto dei tre giovani italiani che hanno scelto di lasciare il paese in cerca di qualcosa di diverso, non è solo un problema legato alla disoccupazione, al lavoro che non si trova. Il problema di questo paese è legato anche la lavoro che c’è: mal pagato, in poche città, con proposte al limite del legale. E al momento è difficile pensare che questo approccio cambierà in breve tempo.

Seguici

Seguici su

Google News Logo
Ricevi le nostre notizie da Google News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.