Hai mai cercato il tuo nome su Google?

Ti è mai capitato di cercare il tuo nome su google? Se la risposta è sì, non devi né preoccuparti né vergognarti perché non sei l’unico. Secondo il Pew Research Center, infatti, il numero di persone che cercano informazioni sul proprio conto attraverso internet è in forte crescita. Nel solo 2012 questo fenomeno, chiamato in gergo tecnico “egosurfing”, ha toccato quota 56% solo tra gli utenti americani, dato in aumento del 22% rispetto al 2001, anno in cui è stata fatta la prima indagine da parte della Pew. Il 58% degli “egosurfer” è uomo, mentre il 64% è compreso nella fascia d’età che va dai 19 ai 29 anni. Uno degli aspetti più interessanti di questa indagine è la condizione economica di questi soggetti. Non solo, infatti, 68% è costituito da uomini e donne laureate, ma il 66% delle persone che sono attente alla propria reputazione su internet ha un reddito molto alto (che supera i 75 mila dollari l’anno). Questo dato sta a significare che più si è ricchi, più si tende a controllare la propria carta d’identità online. «È diventato sempre più importante verificare le nostre tracce digitali accessibili a tutti – ha dichiarato Mary Madden, autrice dello studio Pew. Impiegati, esaminatori, partner: tutti utilizzano i motori di ricerca per scavare nel passato e nel presente delle persone. Per questo motivo la gestione della reputazione online è diventata un affare sociale e professionale per molti nell’era digitale». Per poter controllare il livello della propria reputazione, il web ha messo a disposizione molti strumenti gratuiti come Google Alerts, che avvisa l’utente nel caso in cui sul web vengano pubblicate cose sul proprio conto. L’apparenza è sempre stata al centro dell’attenzione e ora con l’espansione dell’online e l’evoluzione dei social network, la cura della propria immagine anche via web è diventato un vero e proprio business.

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