Sicilia, si confessa in chiesa e poi la deruba

Era diventato consuetudine il piano di un malvivente nel sud Italia: si confessa nella chiesa e poi la deruba. Un siciliano era ormai solito frequentare le funzioni della parrocchia che aveva deciso di rapinare, si mostrava inizialmente pentito e si faceva confessare. Tutto ciò avveniva dopo aver conquistato la fiducia del parroco locale. In seguito all’abluzione, il giovane faceva sparire oggetti di valore nella chiesa e sparire nel nulla. Con questo metodo, Domenico Davide G., 32 anni di Gela, (in provincia di Caltanissetta) aveva messo a segno ben tre colpi prima di farsi cogliere in fallo. Il primo furto è avvenuto nella chiesa dei Cappuccini, dove ha portato via una pisside (oggetto liturgico dove si conservano le ostie) e una teca d’argento dal tabernacolo. Il secondo nella chiesa di Regina Pacis. Qui ha sottratto un calice dall’altare, una coppa e un’altra pisside. Il terzo è avvenuto  nella chiesa di San Antonio da Padova, dove ha preso un porta ostie in argento chiuso nel tabernacolo. Dopo quest’ultimo furto, i carabinieri lo hanno scoperto e arrestato. Per fermare il 32enne siciliano ci sono voluti cinque mesi di indagine, testimonianze varie e le immagini di videosorveglianza. È stato così portato in carcere che prima si confessa in chiesa mostrandosi pentito di alcuni peccati veniali, e poi deruba ogni cosa di valore al suo interno. L’uomo agiva in compagnia di un complice minorenne. I due risultavano scrupolosi nelle loro azioni a danno delle chiese in Sicilia. Annotavano gli orari di afflusso dei fedeli alla messa, le abitudine del sacerdote, le possibili vie di fuga e l’esatta posizione degli oggetti di valore. Rubare nelle chiese della Sicilia sembra essere diventata un’abitudine negli ultimi tempi. Un mese fa, a Gioiosa Marea (Messina) si è scoperto che un prete keniano vendeva a terzi i regali d’oro donati dai fedeli alla chiesa di San Nicola. I carabinieri, grazie ai movimenti sul conto corrente del 41enne, lo hanno fermato all’aeroporto di Fiumicino. Ora il sacerdote è rinchiuso in carcere. In tempi di crisi economica non si guarda in faccia nemmeno ciò che ha l’aura di sacralità. Non è noto come conducesse la vita il ladro e il suo complice, ma di certo non è etico rubare in chiesa dopo che ci si confessa. Tuttavia, in carcere avrà modo di confessare seriamente i suoi peccati, qualora risultasse seriamente pentito.

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