Alena Seredova incontra Giovannino, appena nata le diagnosticarono l’ittiosi arlecchino (Foto)


alena seredova Giovannino

Alena Seredova racconta che appena nata i medici dissero che aveva l’ittiosi arlecchino, la stessa malattia che ha Giovannino, il bimbo di cui si parla tanto in questi giorni, abbandonato dai suoi genitori (foto). Per lei per fortuna la diagnosi fu sbagliata, tutto si risolse con un gran spavento e le cure giuste. Per Giovannino invece non è così e il piccolo resta solo in ospedale anche se curato con dolcezza e tante attenzioni da tutti, ma non dalla sua mamma. Alena l’ha conosciuto, è stata con lui a settembre e racconta di un momento molto forte. Non era nella sua fase peggiore perché era passato già un po’ di tempo dalla nascita, ma la sua pelle così secca da rompersi e fare le piaghe. Ha  capito che si tratta di una patologia molto dolorosa anche se il bimbo è curato benissimo e quando l’ha conosciuto non le è sembrato sofferente, non piangeva. Per lei inevitabile pensare al momento della sua nascita.

ALENA SEREDOVA NATA A 42 SETTIMANE, LA SUA PELLE ERA MOLTO SECCA

Era solo una pelle molto asciutta la sua perché era nata di 42 settimane: “A Praga, i medici pensavano che avessi l’ittiosi anch’io, papà ricorda sempre che, quando mi vide nella culla dell’ospedale, tutta coperta di squame, fece un balzo all’indietro per lo spavento, poi cominciò a piangere. La mia pelle era tutta secca, come rivestita da una corazza ruvida e irregolare”. Non era la malattia rara di Giovannino, a lui devono ungerlo di continuo per dargli sollievo perché la pelle tira, per lei è bastata una settimana con una bacinella di olio emolliente.

A sua madre dissero che sarebbe stata male: che non avrei potuto prendere il sole. Poi, la mia pelle fece la muta, come quella di un serpente, e non ho mai avuto problemi cutanei di alcun tipo”.


Parla ancora di Giovannino e racconta che è un bimbo vispo e molto sveglio:A quanto mi dicono, non ha problemi cognitivi o neurologici, è solo un bimbo che avrà sempre bisogno di cure speciali. Io l’ho portato un po’ in giro nel passeggino. Ho pensato a quanto dovesse essere stato doloroso per i genitori decidere di lasciarlo”, non giudica.


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