Andrea Vianello confessa il suo dramma, un ictus gli ha tolto la parola, per questo non è più in tv

Un ictus gli ha colpito il lato sinistro del cervello e per Andrea Vianello poco meno di un anno fa tutto è cambiato, lo racconta per la prima volta su Twitter ma soprattutto attraverso il suo libro “Ogni parola che non sapevo”. Il suo dramma ci dovrebbe aprire gli occhi per l’ennesima volta sulla vita che spesso sprechiamo. Il celebre conduttore di 58 anni non poteva più pronunciare nemmeno il nome dei suoi figli ma oggi sappiamo anche perché in televisione non partecipava più a nessun programma. Volto storico di Rai 3 ma è anche stato direttore per tre anni dal 2013. Un’ischemia cerebrale causata da una dissecazione della carotide ha cambiato la sua vita. Andrea Vianello conduttore di  Radio anch’ioEnigmaMi manda RaitreAgorà e il recente Rabona, quest’ultimo sospeso proprio dopo quel terribile 2 febbraio dello scorso anni.

ANDREA VIANELLO PARLA DELL’ICTUS, DELL’OPERAZIONE E DEL SUO LIBRO

“Il 2 febbraio dello scorso anno ho avuto un ictus, ho subito un’operazione d’urgenza, e quando mi sono risvegliato non riuscivo più a parlare. Proprio io, che sapevo solo parlare: non potevo dire nemmeno i nomi dei miei figli”. Ogni parola che sapevo è stata la sua terapia, la forza per andare avanti. A salvare il conduttore una brillante operazione anche se in sala operatoria c’è stata una grave complicazione. Nulla da fare per le sue parole.

Un percorso di riabilitazione e il giornalista televisivo racconta il suo ritorno. Nel libro si legge: Ogni parola che sapevo è un viaggio in un inferno molto diffuso, l’ictus e i suoi danni, che a volte presenta un percorso terapeutico e riabilitativo che non esclude il ritorno”.

“Questo libro racconta e dimostra che le parole che Vianello sapeva sono state in qualche modo tutte recuperate. Ma l’aspetto interessante, che fa della sua testimonianza una storia da leggere, è che a quelle che già sapeva Vianello ne ha aggiunte di nuove – E’ di certo un racconto da leggere – Le parole che raccontano il calvario personale di chi scopre la sua vulnerabilità fisica, quelle che descrivono la brutta sensazione di ritrovarsi esposto in poche ore dai riflettori di un studio tv ai meandri inestricabili della sanità pubblica. Quelle che bisogna trovare per continuare a combattere ogni giorno, tutti i giorni, contro gli strascichi dell’evento subito, anche quando è stato superato”.

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