La drammatica richiesta di aiuto di Michele Merlo: le foto del suo ematoma nella mail rimbalzata

michele merlo

E’ davvero drammatico sapere che Michele Merlo aveva provato in tutti i modi a chiedere aiuto, due settimane prima di spegnersi per sempre. E’ drammatico sapere che i suoi genitori dovranno battagliare per dimostrare che in questo caso, molte persone hanno probabilmente sbagliato, non comprendendo la gravità della situazione. Eppure Michele aveva chiesto aiuto, si era reso conto che c’era qualcosa che non stava funzionando, che quei lividi sul corpo avevano un significato che lui non sapeva tradurre. Erano il segno di una leucemia che in pochi drammatici giorni, avrebbe distrutto tutto, una leucemia che lo ha ucciso. Si poteva fare qualcosa? Lo stabiliranno i periti e i giudici ma in queste ore, lo strazio, rileggendo le mail in cui Michele chiedeva aiuto, è grande. Oggi il Corriere della Sera-Corriere del Veneto, pubblica lo scambio di mail tra Michele Merlo e uno studio medico, al quale si rivolge. Michele allega persino la foto della gamba, ha un ematoma gigantesco. E riceve questa risposta: «L’utilizzo della mail è unicamente per la richiesta di terapia cronica. Per qualsiasi altro motivo, chiamare in segreteria. Inoltre chiediamo di non inviare foto». Quasi come se si dovesse sentire in colpa, per aver disturbato o per avere infranto le regole, mandando una foto. Il giovane ex di Amici, voleva solo far capire che la situazione era grave, che il suo malessere nascondeva altro. Non era una banale influenza, un mal di testa da curare con i farmaci. C’era molto di più, peccato che nessuno lo abbia capito.

L’incubo di Michele Merlo inizia il 7 maggio: quattro ecchimosi di circa 4 centimetri in corrispondenza del deltoide destro e di 2 centimetri all’avambraccio sinistro. Da lì poi, una escalation che lo ha portato alla morte.

Michele Merlo: si indaga per omicidio colposo

Tutte le mail che Michele Merlo ha inviato in quei dieci drammatici giorni prima della sua morte, sono adesso finite nell’inchiesta per omicidio colposo aperta dalla procura di Bologna e di recente trasferita per competenza ai magistrati vicentini.

Eppure sarebbe bastato davvero poco, lo dicono anche il professor Antonio Cuneo e il dottor Matteo Tudini. Sarebbe bastato richiedere delle analisi del sangue; se lo avesse fatto, le analisi del sangue avrebbero fatto emergere un quadro di emopatia acuta che avrebbe comportato il suo immediato ricovero. E invece Michele in ospedale, a Bologna, c’è arrivato quando era ormai troppo tardi e i medici potevano fare per lui ben poco. Saranno adesso i magistrati a mettere insieme tutti i tasselli: Michele che va al pronto soccorso ma dopo tre ore di attesa al triage decide di tornare a casa; Michele che chiede aiuto al suo medico di famiglia ma parla di un trasloco e di alcune botte prese in quella situazione ( il medico quindi inizia a credere che sia stato male per quello e che i segni sulle gambe dipendano da quella attività). Poi le telefonate, le sue condizioni che si aggravano. Tutto documentato. Tutto nelle mani di chi indaga.

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