I fantasmi di Portopalo: Beppe Fiorello di nuovo su Rai1 per raccontare una storia d’Italia

La Rai sceglie di raccontare un’altra pagina della storia italiana, forse poco conosciuta ma molto significativa. E ancora una volta a prestare il volto al protagonista di questa vicenda è Beppe Fiorello che con grandi interpretazioni rende sempre al meglio la narrazione di queste storie della nostra Italia. I fantasmi di Portopalo ci porta in Sicilia: la mini serie in due puntate prodotta dalla Rai, ci racconta una storia vera, una storia di uomini spaventati, una storia di uomini coraggiosi, una storia di uomini che non hanno più visto sorgere il sole e non hanno vissuto con le speranze che li avevano spinti a lasciare la loro terra. E’ una storia realmente accaduta quella di Portopalo, una storia che la Rai sceglie di raccontare puntando su Beppe Fiorello che interpreta il protagonista, Saro Ferro. 

LA VERA STORIA DI PORTOPALO, LE VICENDE ACCADUTE A META’ DEGLI ANNI NOVANTA-Nel mare più prossimo alle coste di Portopalo, alla metà degli anni novanta, è accaduta una tragedia enorme, uno dei più grandi naufragi della storia del Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale, il primo di una lunga serie di disastri marittimi che ancora oggi interessano le nostre coste. In questo scenario prende vita la vicenda del film, liberamente ispirato a quei tragici giorni. Il giorno della vigilia di Natale 1996 il pescatore Saro Ferro salva un naufrago al rientro da una battuta di pesca nel mare in tempesta. È un adolescente dai tratti indiani che non ricorda nulla di sé, né come si chiama, né da dove arriva e neppure com’ è finito in acqua. Nei giorni successivi altri pescatori, e lo stesso Saro, pescano cadaveri in mare. È successo qualcosa di grosso nel Canale di Sicilia, qualcosa di cui ancora né i giornali né le Istituzioni sono al corrente. Ma chi dovrebbe metterli in allerta?

Beppe Fiorello in una scena della mini serie

I FANTASMI DI PORTOPALO: ANTICIPAZIONI E TRAMA PRIMA PUNTATA 20 FEBBRAIO 2017-Tutto ha inizio la mattina del 24 dicembre 1996 con l’avvistamento di un naufrago in mezzo al mare, un adolescente dai tratti indiani che Saro Ferro salva al rientro di una battuta di pesca nel mare in tempesta. Il ragazzo non ricorda nulla di sé, non parla l’italiano e non vuole comunicare. Questo è l’annuncio della tragedia che sta per abbattersi su Portopalo, e che prende forma nei giorni successivi quando nella rete di uno dei pescatori, Antonio, si impiglia un cadavere. Il padrone della barca fa quello che deve fare e consegna il cadavere alla Capitaneria di Porto, col risultato che gli viene sequestrato il peschereccio come corpo del reato. Nei giorni successivi anche altri pescatori, tra cui Saro, trovano dei cadaveri nelle reti. La quantità di ripescaggi sono tali che stavolta il rischio è alto, la pesca dell’intera flotta potrebbe essere bloccata: sarebbe la fine per l’economia di Portopalo. All’unanimità i pescatori decidono di non rischiare, di rigettare i cadaveri in mare e di non farne parola con nessuno. Anche Saro si allinea con la maggioranza, anche se mastica amaro, si sente a disagio. Anche perché quel ragazzo senza nome che Saro ha ripescato e che ora vive come clandestino nelle campagne, dopo essere scappato dall’ospedale, in qualche modo dà un volto a quei poverini che sono morti in mare. Per Saro è difficile non pensare che quei corpi, che tra loro chiamano in codice “tonni”, sono in realtà delle persone umane che hanno avuto sentimenti, sogni e progetti. Per lui tacere significa soprattutto proteggere la sua famiglia, perché se non si pesca si affoga nei debiti. E lui ha tre figli: Gaetano, il piccolino, e due un po’ più grandi, Meri ed Emanuele. E anche una moglie, Lucia, che fa la professoressa alle medie e che sogna una vita tranquilla e senza troppi intoppi. Nel frattempo i media diffondono la notizia che alcuni profughi approdati in Grecia hanno parlato di un naufragio nel canale di Sicilia, che ha coinvolto quasi 300 persone. Un naufragio mai confermato né dalle autorità marittime né dalle istituzioni. Passano cinque anni, e la notizia non è mai trapelata. Saro vorrebbe che il giovane Fortunato raccontasse qualcosa in più sul suo passato, che ci provasse. Le cose cambiano improvvisamente quando un giorno le reti della barca di Saro s’incagliano, tirando su un pezzo di albero di una nave e degli indumenti nei quali c’è una carta d’identità. Appena Fortunato lo vede è come se quel documento squarciasse un velo nella sua immobilità, lo ricollegasse ad un passato che gli fa paura. Saro fa di tutto per farlo parlare, ma il ragazzo si rifiuta, vuole essere lasciato in pace. 

Seguici anche su Instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.