La compagnia del cigno recensione: una serie ansiogena ma con del potenziale


Non poteva mancare la nostra recensione sulla nuova serie tv di Rai 1 La compagnia del cigno. Ivan Cotroneo questa volta è impegnato anche alla regia e cerca di portare nel prime time della tv generalista un prodotto nuovo, che usa anche delle alternative a quello che di solito vediamo. Il primo problema della fiction è la voglia di mettere dentro al calderone di tutto: ci sono davvero troppi traumi, troppi problemi, troppe cose complesse di cui parlare. Per intenderci sarebbe bastato il trauma di Matteo, sopravvissuto al terremoto di Amatrice, senza sua madre morta probabilmente nel crollo e tutto quello che ha vissuto dopo. Matteo infatti, almeno a giudicare da quello che abbiamo visto nella prima puntata, non riesce a superare il trauma e pensa che sua madre sia ancora viva. Le manda dei messaggi, parla con lei, si è costruito una realtà alternativa. Ma questo è il minore dei mali. Quando infatti è sotto stress può diventare persino violento. La musica potrebbe essere la sua sola salvezza. Questo è chiaro ma ai problemi di Matteo si uniscono quelli di Marioni, insegnante burbero che ha perso la cosa più preziosa della sua vita: sua figlia. E con lei ha perso anche la serenità di una vita di coppia, sua moglie e ha trovato invece la sete di vendetta verso la persona che ha spezzato la magia e ha cambiato per sempre la sua vita.

Una persona che a differenza sua trova la voglia di ridere e scherzare con gli amici. E siamo solo alla descrizione di due dei personaggi della serie. Insomma c’è davvero troppo materiale, a nostro modesto parere. Il secondo grande problema di questa serie è che mette ansia. Le urla del maestro Marioni vanno bene una volta, due ma poi si esagera. E la sensazione è che non riesci a metterti comodo sul divano perchè pensi che da un momento all’altro possa succedere qualcosa di drammatico, quel qualcosa che però non cerchi in questo genere di serie tv.

LA COMPAGNIA DEL CIGNO A GENNAIO 2019 SU RAI 1: LA NOSTRA RECENSIONE 

E per fortuna che c’è la musica, la vera salvezza di questa serie.

Non solo per i grandi classici che si ascoltano ma anche per il tocco alla Glee che piace e convince con la parte cantata che vede i ragazzi protagonisti di una sorta di musical e permette finalmente, di rilassarsi e provare anche a sognare. E’ chiaro che da una fiction in prime time non ci si aspetta la ninna nanna, non vogliamo dire questo, ma neppure che metta così tanto stress addosso. O forse, era anche questo uno degli obiettivi? Difficile a dirsi. 

Questo sentiment contrastante lo si legge anche nei commenti del pubblico sui social: c’è chi ha gradito il lavoro fatto da Cotroneo apprezzandone anche la voglia di provare a cambiare. C’è chi invece trova la serie lenta e poco combattiva nella sua prima puntata. Spesso aggrediamo senza motivo, spesso giudichiamo senza aspettare. Ma il problema di una fiction in sei episodi è proprio questo: se non si decolla alla prima, è difficile aspettarsi che si scelga di continuare. E il telecomando è davvero uno strumento che permette di cancellare la magia in un solo secondo. Del resto tra le altre missioni impossibili di Cotroneo c’è anche quella di conquistare il pubblico di più giovani con  7 attori praticamente sconosciuti che devono conquistare affetto e fiducia del telespettatore. A questo però si aggiunge anche l’altro elemento: attori di primo livello tra gli adulti, non lo scordiamo. 

Vedremo come giudicherà il pubblico anche in termini di ascolti La compagnia del cigno. Ma più che il dato relativo agli ascolti della prima puntata, sarà interessante domani, capire quante persone si sono risintonizzate su Rai 1 per il secondo appuntamento. Ricordando sempre una cosa che leggerete fino alla noia sul nostro Ultime Notizie Flash: quantità non è qualità. 

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