Io, una giudice popolare al Maxiprocesso stasera su Rai 1: la storia

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso è il titolo del docu film che andrà in onda questa sera su Rai 1. Era il 1986 quando per la prima volta grazie al lavoro dei giudici e di tutte le forze dell’ordine in prima linea contro la mafia, inizia il processo che passerà alla storia e che purtroppo, come ben sappiamo, costerà anche la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A smuovere il tutto con le sue dichiarazioni, dopo l’estradizione dal Brasile, ci aveva pensato Tommaso Buscetta. Il boss, che si era sentito tradito dalla nuova Cosa nostra, nella quale non si rispecchiava e che aveva ordinato persino l’omicidio di due dei suoi figli, aveva deciso di parlare. Nomi e cognomi, fatti, dati incontrovertibili che avevano portato quindi al maxi processo. Un duro colpo per l’organizzazione mafiosa siciliana che decide di farla pagare cara a Falcone e Borsellino.

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso ci racconta però la storia da un altro punto di vista, quello di Caterina che si ritrova a essere protagonista di questa vicenda. Ha infatti il ruolo di giudice popolare che decide di accettare e rispettare, non senza difficoltà.

La docufiction si avvale di un cast eccezionale, a cominciare da Donatella Finocchiaro e Nino Frassica, per la regia di Francesco Miccichè, e di interviste uniche e preziose ai protagonisti dell’epoca – dal pubblico ministero Giuseppe Ayala al Presidente della Corte Alfonso Giordano,
passando per il giudice a latere Pietro Grasso fino ai membri della giuria popolare Maddalena Cucchiara, Francesca Vitale, Teresa Cerniglia e Mario Lombardo.

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso: la trama del docu film di stasera

Sicilia, 1986. Caterina è una giovane insegnante di Cefalù, soddisfatta della sua vita. È felicemente sposata con Salvatore, un piccolo antiquario, e ha un figlio adoloscente, Luca, appassionato di calcio.
Un giorno la sua tranquilla quotidianità viene interrotta da una convocazione del tribunale di Palermo. È stata sorteggiata come giurata popolare nel Maxiprocesso, istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con il quale per la prima volta nella storia lo Stato italiano porta alla sbarra killer e capi mafia, accusati di aver costituito un’associazione criminale detta Cosa nostra sotto il controllo di un vertice chiamato “Cupola”.

Caterina è spiazzata: è un impegno gravoso e anche pericoloso, ma convinta dai giudici e spalleggiata dal marito accetta. E la sua vita ne esce stravolta. Deve lasciare il lavoro e recarsi ogni giorno nell’aula bunker di Palermo per assistere alle udienze. Davanti a lei sfila gente spietata
responsabile di centinaia di omicidi di altri mafiosi e di gente qualunque. È un’esperienza che la sciocca profondamente. Ma soprattutto è il suo privato a non essere più lo stesso. Il figlio Luca, sentendosi trascurato, diventa aggressivo e ostile. Il negozio del marito viene vandalizzato dai
mafiosi e l’uomo chiede alla moglie di lasciare il processo e tornare alla vita di prima.

Caterina è spaventata, combattuta, sul punto di cedere, ma resiste. Grazie al sostegno di Giordano e Grasso, giudici del processo, all’amicizia di Rita, un’altra giurata, e al cambio di atteggiamento del marito e del figlio, che dopo le prime incomprensioni finiranno per supportarla, Caterina resta
al suo posto fino alla fine
, prendendo parte alla Camera di Consiglio che stabilirà, nel dicembre del 1987, pene pesantissime per gli accusati. Un colpo terribile alla mafia siciliana, inferto anche grazie al coraggio e al senso civico di Caterina.

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso: una storia vera in ona su Rai 1

I filmati d’epoca inseriti sono stati forniti dalla Rai (da Rai Teche che, in collaborazione con Rai Sicilia, ha digitalizzato e conserva l’intero girato del Maxiprocesso); le foto e i titoli dei giornali mostrati fanno parte dell’archivio de L’Ora di Palermo e sono stati forniti dalla Biblioteca Regionale Siciliana.

Gli innesti fiction e alcune interviste sono state girate dentro l’aula bunker, dove si è tenuta realmente la Camera di Consiglio del processo. Alcune riprese sono state realizzate nelle stanze di ristoro e in quelle in cui dormirono i giurati in quei 35 giorni.

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