Giovanni Galli a Vieni da me, la morte di Niccolò: “Spero di vederlo sbucare dagli spogliatoi e di essermi sbagliato” (Foto)

giovanni galli e il figlio niccolò

Un misto di dolore immenso e felicità, c’è tutto questo quando Giovanni Galli parla di suo figlio Niccolò e alla fine della sua intervista ci ritroviamo tutti in lacrime seguendo Vieni da me (foto). Galli è stato un grande portiere, per lui tante volte anche la maglia azzurra, indimenticabile. Così come non si può dimenticare Niccolò Galli, suo figlio, anche lui calciatore, anche lui da bambino aveva iniziato come portiere ma voleva fare l’attaccante, invece poi è diventato difensore. Non c’è più Niccolò, è morto a 17 anni per un incidente in motorino, tornava a casa dopo gli allenamenti, giocava nel Bologna, lontano dai suoi genitori. Una tragedia avvenuta il 9 febbraio del 2001 ma per Giovanni la morte di suo figlio è una bomba che in lui deve ancora esplodere. Fa male sentirgli dire quelle parole e chissà quante volte avrà raccontato del suo primogenito, non piange ma si emoziona, ci dilania quando confida che lui girando tanti campi di calcio spera di essersi sbagliato e di vedere suo figlio sbucare dagli spogliatoi. Ha protetto le sue due figlie e sua moglie Anna, la loro famiglia insieme è riuscita a farsi forza, oggi racconta che sono felici, che parlare di Niccolò è gioia e felicità perché anche se per poco lui è stato gioia e felicità. Chi aiuterà Giovanni quando la bomba scoppierà, si chiede Caterina Balivo, la risposta è sempre la stessa: la famiglia.

I SENSI DI COLPA DELLA SORELLA DI NICCOLO’

L’ex portiere ha altre due figlie, Camilla è nata un anno e mezzo dopo Niccolò, era come se fossero un po’ gemelli. Solo un anno fa Camilla ha confessato il suo senso di colpa, solo poco tempo fa dopo tanti anni di dolore ha tirato fuori il suo rimorso perché in quel momento non era con suo fratello, non ha potuto aiutarlo. Un senso di colpa assurdo ma comprensibile. Anche la figlia più piccola, Carolina, porta sempre suo fratello nella sua vita, in ogni cosa trova il modo di legarlo a sé. Magari ascolta una canzone nuova, chiama il padre e gliela fa ascoltare dicendo che è una canzone per Nico.

Giovanni Galli ricorda quel terribile giorno dopo avere raccontato di Niccolò, di quanto fosse meraviglioso. Due cose li hanno aiutati a superare tutto, la loro unione, sono una famiglia meravigliosa, e la fede. Niccolò è nato nel giorno di Santa Rita e a Cascia sono andati sempre tutti insieme dopo la sua morte, con una foto l’hanno riconsegnato a lei. “Avremmo voluto averlo ancora di più con noi ma così è stata la vita; avremo più tempo per stare insieme”, sogna di abbracciarlo e di dirglielo: “Tranquillo Nico, staremo insieme più avanti”.

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