Matteo Cambi confessa a Vieni da me gli errori dal successo al carcere


Lo ricordiamo tutti il fiore sulle magliette, sulle felpe, il marchio Guru di Matteo Cambi, ma ricordiamo anche il fallimento e forse non tutti sanno che l’imprenditore si è trovato dal successo al carcere (foto). A 18 anni è entrato in possesso di ciò che suo padre gli aveva lasciato, erano circa 700 milioni di vecchie lire. Sua madre non gli aveva mai detto niente di tutta quella ricchezza. Il padre era morto quando aveva 6 anni per un incidente stradale. Timido ed educato, Matteo Cambi era un bravo ragazzo, è stata brava sua madre a crescerlo da sola. Tutti quei soldi però l’hanno trasformato, ha iniziato a spenderli, si è sentito adulto e indipendente, ha lavorato per un periodo con sua madre ma gli stava stretto il suo ruolo. Poi una intuizione sua e di un ragazzo che collaborava con lui, quel famoso fiore Guru e poi dopo qualche mese il successo vero. Bobo Vieri ed Elisabetta Canalis per amicizia iniziano a indossare quelle maglie e in pochi anni il fatturato raggiunge i 100 milioni di euro. Tutti volevano solo le sue magliette. Matteo aveva 25 anni, ricchezza e popolarità, si sentiva onnipotente.

LA VITA DI MATTEO CAMBI FATTA DI ECCESSI

Droga, alcol, sesso, abitudini sbagliate, vivere di notte e così ha perso la passione di andare in ufficio. Usava spesso l’elicottero per spostarsi, odiava il traffico, una vita che possiamo solo immaginare. Sua madre cercava spesso di farlo ragionare e fargli capire ma lui era ormai incontrollabile e la evitava. La famiglia aveva capito che aveva problemi con la droga ma Cambi si era creato una sua fortezza che lo allontanava da chi lo voleva aiutare. Poi sono iniziati gli anni della crisi in azienda, si vendeva meno ma i costi erano gli stessi, sono arrivati i debiti e poi c’è stato il tracollo, il collasso con il fallimento nel 2008. Si aprono le porte del carcere per Matteo Cambi, sua madre e il compagno.

Il ragazzo che per anni era stato invidiato da tutti era in carcere; lui ha capito tutto dopo quasi due giorni. Tre mesi in carcere senza libertà e senza droga non sapendo niente del futuro. Ottiene il trasferimento in una comunità terapeutica, in totale quasi un anno mentre lui e la famiglia collaboravano per risarcire tutti. Spariti tutti gli amici. Oggi sa che è stato un peccato rovinare quel progetto, anche se per i dipendenti il lavoro è stato conservato. “E’ stata colpa mia” è la certezza oggi di Matteo. Ma nel 2012 ci è ricascato, quando è tornato in libertà e ha realizzato che non era più quello di prima gli ha creato depressione e quindi una ricaduta che poi ha risolto grazie a medici e professionisti. Sua madre sempre accanto, non le ha mai chiesto scusa direttamente ma hanno il loro modo per dialogare con un codice tra madre e figlio. 

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