Luigi Busà bullizzato da bambino: le arti marziali possono aiutare anche i bulli

Tra i protagonisti delle olimpiadi di Tokyo 2020 c’è anche Luigi Busà. Ospite oggi a Verissimo il karateka siciliano ha vinto una delle medaglie d’oro che i nostri atleti hanno portato a casa. “Il mio oro olimpico è molto più di una medaglia” ha scritto Busà mostrando sui social uno scatto da bambino. “Papà, mamma, ce l’ho fatta! Era il grido di quel bambino sovrappeso, fragile che non si sentiva adatto” e ciò che ha gridato in Giappone dopo la vittoria. Luigi Busà racconta che da bambino era cicciottello e introverso e per lui era difficile emergere, era sempre l’ultimo nei giochi in strada e lo chiamavano arancino, ma non si è mai sentito bullizzato. Sa che le sue parole possono apparire forti ma nello studio di Verissimo cerca di spiegare ciò che per lui è stato fondamentale.

Luigi Busà a Verissimo

“Io non possono dire che sono stato bullizzato perché avevo una grande autostima dovuta magari a mio padre che ho visto sempre forte, mi ha trasmesso sempre forza. Sì, mi faceva male essere preso in giro ma dentro di me rispondevo ai bulli ‘un giorno vedrete chi diventerò’”.

Intende dire che bisogna lavorare con i ragazzi per dare loro autostima, bisogna aiutare sia i bambini bullizzati che i bulli, entrambi hanno bisogno di una mano e sa che le arti marziali possono aiutare, come è successo a lui. Vuole lavorare con le famiglie dei bulli perché i bambini bulli sono i primi ad essere insicuri. Ovviamente vanno protetti e aiutati i bullizzati. A lui basta guardare negli occhi un bambino per capire perché ha subito le stesse cose.

A suo padre non poteva far vedere la sua parte fragile ma sa che è una cosa sbagliata, anzi consiglia a tutti di parlare con i genitori perché sono loro che continuano ad amare sempre i figli.

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