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I genitori di Sammy Basso a Domenica In raccontano la vita con il loro amato figlio

Sammy Basso è sempre presente accanto ai genitori anche se non c'è più

sammy basso

Laura e Amerigo Basso sono stati ospiti di Domenica In per raccontare, con una lucidità che commuove e una forza che sorprende, la storia del loro figlio Sammy Basso, scomparso il 5 ottobre 2024. Un viaggio che parte dai suoi primi mesi di vita e arriva fino alla scelta più difficile – e più coraggiosa – che abbia mai affrontato la famiglia: rifiutare la paura e scegliere, ogni giorno, di abbracciare la vita.

Non è un racconto fatto solo di diagnosi e ospedali. È, soprattutto, la storia di un bambino diventato uomo senza mai rinunciare alla curiosità, ai legami, ai sogni. E di due genitori, Laura Basso e Amerigo Basso, che hanno trasformato il dolore in un progetto di esistenza.

La storia di Sammy Basso, “Nasce apparentemente sano”: i primi segnali

“Lui nasce apparentemente sano, vivacissimo”, racconta Laura. “Girava la testa già a destra e sinistra e tutti rimanevano sbalorditi di questo esserino così vivo”.

Nei primi mesi di vita tutto sembra procedere normalmente. A casa, però, iniziano ad affiorare piccole anomalie. I controlli si susseguono, ma i medici rassicurano: sono cose che passano, nulla di preoccupante. A sei mesi arrivano i primi rallentamenti della crescita, anche quelli archiviati come rientranti nella norma. A due anni, il pediatra nota delle fisionomie particolari, ma non riesce a identificarle con precisione. La visita genetica viene affrontata con serenità, senza sospetti. Poi, il 12 gennaio 1998, arriva la svolta.

Sammy Basso ha tre anni quando Laura e Amerigo ricevono una notizia che nessun genitore dovrebbe mai ascoltare: progeria.

Vostro figlio avrà una vita in invecchiamento precoce. Ci saranno una serie di problemi a cui andrà incontro. La vita media è tredici anni e mezzo. Non ci sono cure, non ci sono farmaci. Godetevi Sammy finché ce l’avete.”

Parole che restano scolpite nella memoria. È un colpo durissimo, un momento che spacca in due l’esistenza di una famiglia. Ma è anche l’inizio di un percorso che, col tempo, si trasformerà in qualcosa di più grande della diagnosi stessa.

A sei anni iniziano i primi controlli cardiaci. “È stata una mazzata”, ricorda Laura. Sammy Basso è in un angolo a giocare, mentre ai genitori arriva l’ennesimo verdetto.

Amerigo lo ammette senza filtri: “Lo abbiamo messo in una campana di vetro”. Una reazione istintiva, comprensibile. La paura spinge a voler controllare tutto.

Poi, però, arriva la svolta. “Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: che stiamo facendo?”

Da quel momento Sammy è libero di fare tutto ciò che può fare. Niente limiti autoimposti, niente rinunce preventive. La famiglia sceglie di non anticipare il dolore, di non trasformare la malattia in una prigione. È una decisione che segna profondamente la vita di Sammy: viaggia, studia, stringe amicizie, parla in pubblico, si impegna nella divulgazione scientifica. Vive. E lo fa con una naturalezza che contagia chiunque lo incontri.

Tra i suoi amici, Riccardo è quello più affezionato, ma Sammy non appartiene mai a una cerchia ristretta. Intorno a lui si crea una vera comunità.

“La nostra casa è un porto di mare, come Sammy voleva”, racconta Amerigo. Laura aggiunge: “Abbiamo una grande famiglia allargata, sappiamo di avere tanti figli”.

È forse questa l’eredità più preziosa: una rete di affetti che va oltre i legami di sangue. Persone che entrano, restano, si riconoscono in una storia che parla di accoglienza, inclusione, presenza. Un’eredità che oggi continua anche nelle istituzioni. Il ricordo di Sammy diventa concreto anche nel mondo dell’istruzione: l’Istituto Omnicomprensivo di Montenero di Bisaccia, nel comune di Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, sarà ufficialmente intitolato a lui.

Un gesto simbolico ma potente, che rende omaggio al suo impegno nella ricerca scientifica, nella sensibilizzazione sulla progeria e, soprattutto, nella promozione di una cultura dell’inclusione.

La storia di Sammy Basso non è solo la storia di una diagnosi rara. È il racconto di una scelta quotidiana: vivere senza lasciarsi definire dalla paura.

Laura e Amerigo lo hanno detto chiaramente: a un certo punto hanno smesso di chiedersi “quanto” e hanno iniziato a chiedersi “come”. E quel “come” è diventato fatto di libertà, relazioni, studio, amicizia, progetti. Sammy Basso ha dimostrato che anche una vita fragile può essere enorme. Che il tempo, quando è vissuto davvero, non si misura in anni ma in intensità.

E forse è proprio questo il messaggio che resta: non aspettare condizioni perfette per vivere. Scegliere, ogni giorno, di esserci.

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