Alle Olimpiadi tutti pazzi per il bombardino ma fa davvero bene? Risponde Bassetti
Da quando sono iniziate le Olimpiadi il mondo intero ha scoperto il bombardino e adesso sono tutti pazzi di questa bevanda tipica del Trentino. Occhio però: Bassetti dà i suoi consigli
Nelle settimane in cui l’Italia torna a parlare di Olimpiadi e di sport invernali, c’è una bevanda che ricompare puntuale sulle tavole delle baite: il bombardino. È uno dei simboli più riconoscibili delle vacanze sulla neve, insieme alla polenta fumante. Ma mentre la seconda resta un piatto di sostanza e comfort, sul primo — amatissimo mix caldo di liquore all’uovo, rum, zucchero e spesso una generosa nuvola di panna — si concentrano dubbi e falsi miti.
Prima di capire se faccia davvero bene, partiamo dall’inizio.
Che cos’è il bombardino (e perché piace tanto)
Il bombardino nasce come bevanda “rinforzante” da montagna: caldo, dolce, alcolico, pensato per regalare una sensazione immediata di tepore dopo ore al freddo. In genere si ordina al mattino prima di salire sugli impianti, oppure durante una pausa tra una discesa e l’altra. È il classico pit stop in baita, magari in compagnia, quando si cerca qualcosa che dia energia e comfort nello stesso momento.
Per molti rappresenta un vero rituale: un sorso, le guance che si arrossano, e quella percezione di calore che sembra preparare il corpo a tornare sulle piste. Ma è davvero così?
Il bombardino “scalda” solo in apparenza: la spiegazione dell’esperto
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Matteo Bassetti è stato molto chiaro: il bombardino non è il carburante ideale per affrontare una giornata sulla neve.
«Si pensa che scaldi davvero l’organismo. In realtà l’effetto è in gran parte percettivo», spiega il medico. L’alcol contenuto nel rum provoca una vasodilatazione periferica: i vasi sanguigni della pelle si dilatano, aumenta il flusso di sangue in superficie e si avverte subito una sensazione di calore, spesso accompagnata dal classico rossore al viso. È lo stesso meccanismo che si osserva dopo un bicchiere di vin brulé.
Il problema è cosa succede dopo.
Dal punto di vista fisiologico, questa vasodilatazione va contro il naturale sistema di difesa del corpo in ambiente freddo. Normalmente, infatti, l’organismo reagisce con la vasocostrizione periferica: riduce il flusso di sangue a mani, piedi e pelle per preservare la temperatura degli organi vitali (cuore, cervello, polmoni), mantenendo stabile la cosiddetta core temperature intorno ai 36–37 °C.
L’alcol interferisce con questo meccanismo protettivo. Portando il sangue in superficie, aumenta la dispersione di calore attraverso la pelle e può favorire un progressivo abbassamento della temperatura corporea centrale — anche se la persona continua a “sentirsi calda”.
In parole semplici: il bombardino dà l’illusione di scaldare, ma in realtà può rendere il corpo più vulnerabile al freddo, soprattutto se l’esposizione è prolungata e l’attività fisica è ancora in corso.
Bombardino: quando berlo (se proprio non vuoi rinunciare)
Il consiglio di Bassetti è netto se proprio si deve scegliere, meglio la polenta. Le sue parole al Corriere: «Sì alla polenta, anche condita; no al bombardino, anche senza panna», almeno durante la giornata sportiva. La bevanda può diventare una coccola conviviale a fine giornata, quando si è scesi dalle piste e lo sforzo è terminato. Berlo a pranzo e poi tornare a sciare significa invece interferire sia con la termoregolazione sia con la lucidità necessaria sugli sci.
Durante le ore in quota, meglio puntare su alternative calde ma analcoliche: tisane, tè o una cioccolata calda senza alcol, che aiutano il comfort termico senza alterare le risposte fisiologiche al freddo.
La “bomba” nel bicchiere: zuccheri e calorie
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: quello nutrizionale. Secondo Bassetti, un bombardino apporta circa 30 grammi di zucchero (l’equivalente di una decina di bustine) e 300–400 calorie ogni 100 millilitri. Con l’aggiunta della panna il conto sale ulteriormente. In pratica, è paragonabile a un piatto abbondante di pasta o a una porzione generosa di polenta concia.
Un carico energetico importante, che ha senso solo se il corpo ne ha reale bisogno. Altrimenti resta un eccesso calorico rapido, assunto spesso più per tradizione che per necessità metabolica. Come riassume Bassetti: il bombardino è una coccola finale, non il carburante per partire. E sulla neve, più che un falso calore alcolico, servono energia vera, idratazione e un corpo libero di fare ciò che sa fare meglio: proteggersi dal freddo.