Delitto dell’Olgiata: dopo 20 anni, ecco l’assassino

Dopo ben 20 anni sono scattate le manette nel giallo infinito dell’Olgiata. Stiamo parlando dell’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, che è stata trovata morta, strangolata in camera da letto, durante i preparativi per la festa per il suo decimo anniversario di matrimonio con il costruttore Pietro Mattei.

Facciamo un passo indietro, ritornando a quel lontano 1991: La contessa, è stata strangolata con un lenzuolo, colpita alla tempia e poi derubata di gioielli preziosissimi. Qualcuno è riuscito ad introdursi nella sua stanza, l’ ha aggredita e uccisa, mentre in casa, al pian terreno, erano in corso i preparativi per un grande party: si sarebbero dovuti festeggiare i dieci anni di nozze della vittima. Poi l’ assassino ha chiuso a chiave la porta, una chiave che nessuno è riuscito a ritrovare. La contessa Alberica Filo della Torre, una donna bella, colta ed elegante, è morta così, tra le nove e le dieci e mezzo di ieri mattina mentre i figli di sette e nove anni, Domitilla e Manfredi, stavano giocando nel parco della villa numero 28, in largo Olgiata 15, una delle zone residenziali più prestigiose della città. Sembra la recensione di un romanzo giallo, invece è realtà. Un giallo durato ben vent’anni.

Ma ieri una svolta: una traccia di Dna sul copriletto. Una prova uscita dai laboratori del Ris che ha fatto scattare le manette, per l’ex domestico filippino Manuel Winston Revel, 41 anni, oggi cittadino italiano, figura sfocata fin dall’inizio sul palcoscenico dell’inchiesta: un indagato che molti pensavano fosse finito sotto tiro più per un atto dovuto che per sospetti fondati.

Gli esperti del Ris hanno passato al setaccio lo zoccolo di legno con cui Alberica fu tramortita dal suo assassino, la vestaglia e la biancheria intima che indossava, il copriletto, la coperta, il lenzuolo con cui l’omicida le avvolse il viso e il famoso Rolex d’oro che la donna portava ancora al polso da morta (un dettaglio in cui alcuni videro la conferma che non si era trattato di una rapina). Dai laboratori è arrivata la conferma che ha inchiodato l’ex cameriere: una traccia di dna sul copriletto. Manuel Winston era stato licenziato dalla contessa qualche tempo prima dell’omicidio, dopo una burrascosa discussione su un prestito ottenuto dalla nobildonna e mai restituito e, di conseguenza, non poteva trovarsi nella stanza qualche ora prima dell’aggressione.

L’uomo è stato fermato nell’abitazione dei Parioli dove lavora attualmente e portato nella sede del Nucleo investigativo di via In Selci dove è rimasto fino a notte fonda. La motivazione del fermo è stata “Pericolo di fuga“.

Sara Moretti

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