Economia alternativa: introduzione a un concetto rivoluzionario

L’idea di economia alternativa è esattamente opposta nei contenuti a quella ortodossa. Quest’ultima si nutre di ambiente e di società, l’economia alternativa le accresce. Ciò avviene dando dignità ad una serie di buone pratiche che trovano terreno fertile nel sociale ed in contesti locali limitati.

Per rendere possibile la trattazione dell’economia alternativa dobbiamo ridefinire il concetto di produzione e consumo, di ecologia ed etica, di cittadino e consumatore. Uno dei risultati di queste ridefinizioni è che il ruolo del lavoro, non va più inteso solo come chiave di accesso al reddito, ma anche come mezzo di costruzione del legame sociale. L’economia alternativa è sia l’etere in cui si muove il lavoro e la produzione locale, sia il carburante che accresce il legame sociale e identitario di un luogo o di un gruppo.

Il lavoro e la produzione nei sistemi locali o privati si scambio possono presentarsi in una varietà di forme: valuta cartacea, sistemi computerizzati di debiti e crediti, baratto multilaterale.

Queste esperienze, già ampiamente in uso in molte parti del mondo, hanno riguardato sia piccole comunità che città di migliaia di abitanti e sono state sempre affiancate da esperienze di economia solidale, a dimostrazione della stretta connessione fra problemi sociali ed economici, ma soprattutto dalla necessità di ricondurre in ambito locale decisioni così delicate come quelle che riguardano l’economia. Questo tipo di esperimenti economici in cui si ha uno scambio di beni e servizi senza utilizzare la moneta tradizionale sono state chiamate economie senza denaro.

Esse sono possono essere considerate l’evoluzione delle Reti di Economia Solidale, che per prime tentarono di raccordare una serie di buone pratiche intrise di solidarietà e cooperazione in un’ottica mutualistica e locale. Le economie senza denaro possono essere definite tutte quelle esperienze in cui gli aderenti, su base volontaria, si scambiano beni e servizi senza l’intermediazione del denaro, secondo un rapporto di reciprocità. Generalmente il denaro istituzionale è sostituito con monete particolari o con il tempo. Le economie senza denaro sono complementari ai sistemi monetari tradizionali; non si tratta dell’abbandono dell’economia mercantile e del ritorno ad un’economia premoderna, ma di concepire l’attività economica in una logica di reciprocità al fine di favorire dinamiche di socializzazione. Organizzando nuove forme di scambio, le economie senza denaro ricreano legami sociali e formano reti di convivialità e di autoaiuto. Nel 1990 c’erano meno di 100 esperienze di scambio non monetario, ma oggi si possono contare oltre 4.000 comunità che usano sistemi di scambio non monetari per risolvere una vasta gamma dei problemi che variano dalla cura degli anziani alla trasmissione di saperi.

Crisi Argentina

In Argentina durante la crisi di alcuni anni fa il “credito” (la valuta del locale sistema non monetario) era più diffuso del “peso”, la valuta nazionale.

Nel mondo Occidentale questi sistemi nascono come strumento per la ricerca di rapporti di buon vicinato, l’assistenza agli anziani, la lotta contro il neoliberismo, l’integrazione sociale, etc. In tutte le esperienze non monetarie comunque l’elemento centrale torna ad essere la persona e le relazioni tra persone.

Ciò che vale non è più la consistenza del conto in banca posseduto, ma la capacità acquisita nelle proprie esperienze di lavoro, le attitudini rare o poco conosciute, le abilità tecniche maturate o semplicemente la disponibilità di offrire a terzi il proprio tempo.

In Argentina come risposta della crisi del 2001 nacquero i Titoli di Cancellazione del Debito, che venivano dati ai creditori per cancellare il debito verso di essi: era di fatto un modo di monetizzare il debito. Ma anche negli sviluppati Stati Uniti ci sono oltre trenta valute complementari: la più famosa è l’Ithaca hour di Paul Glover. Sul retro di questo buono d’acquisto si legge: “questo è denaro. La presente banconota autorizza il portatore a ricevere un’ora di lavoro o il corrispettivo valore negoziato in beni e servizi. Accettatela e spendetela. Le hour di ithaca stimolano le attività locali riciclando la nostra ricchezza a livello locale”.

 

UNF ha ospitato: Gianluca Palmara, 34 anni, calabrese, economista, da sempre convinto sostenitore della necessità di una iniziativa politica che parta dal basso, è profondo sostenitore della teoria della decrescita economica ed esperto di Economia Territoriale e Ecologia Applicata.

Nei prossimi giorni il nostro blog pubblicherà le altre parti dell’intervento di Gianluca Palmara

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