Legge elettorale: accordo Renzi-Berlusconi


Matteo Renzi ha deciso, il faccia a faccia con Silvio Berlusconi per discutere la nuova legge elettorale è fissato tra oggi e domenica, a Roma, probabilmente in un albergo. “Non mi faccio intimorire” ha detto ieri il Segretario del PD alla minoranza che ha provato a diffidarlo dal trattare con il Cavaliere.

“C’è la consapevolezza dell’urgenza o, se si pensa che possiamo andare avanti così, saremo spazzati via. Perché finora questo governo ha collezionato solo fallimenti”. Queste sono le dure parole del Sindaco di Firenze, pronunciate ieri dinanzi alla direzione del partito che, come si poteva immaginare, contava l’assente più illustre: il nostro Presidente del Consiglio Enrico Letta. I due sono ai ferri corti poiché Renzi, determinato all’ascesa, continua a dire no a rimpasti e rimpastini. Anche Napolitano lunedì ha provato a mediare con il leader democratico proponendo la sostituzione di ministri importanti ma la risposta è stata chiara, “una volta che si comincia a toglierne uno, tocca toglierli tutti”.


Che ci sia già un patto pronto sul sistema spagnolo corretto con premio di maggioranza è piuttosto chiaro. “L’importante – ha sottolineato il Segretario – non è il doppio turno ma il premio di maggioranza” ed è “surreale e stravagante la polemica sull’incontro con il ‘pregiudicato’ Berlusconi, come ha detto D’Attore, quando invece poi ci stavano al governo insieme […]. E non ho visto ministri dimettersi per la condanna di Berlusconi, ma per ben altro (vedi Fassina ndr.)”.
La decisione del fatidico incontro e il distacco netto dal Presidente del Consiglio delineano un futuro quasi certo: l’avvento di un’imminente nuova legge elettorale, la caduta del governo che a detta di molti, “sta in piedi con lo sputo” e nuove votazioni a maggio. Tuttavia, il tempestivo intervento di Paolo Gentiloni, confermato in toto dal Segretario, ha mitigato lo scenario: “Non boicottiamo il governo, ma resta l’ambiguità della situazione e la sua intrinseca debolezza […], il governo dura se fa la legge elettorale,  non, come ho sentito dire in questi giorni, se la legge non si fa.”

La linea elettorale renziana (e Berlusconiana?) – Il modello (semi) spagnolo in sostanza favorirebbe i partiti più forti ed è una sorta di “finto proporzionale” con effetto finale maggioritario. Renzi vorrebbe rendere il metodo adottato dalla Spagna ancor più maggioritario assegnando 92 seggi alla Camera per la lista più votata (con soglia di sbarramento nazionale del 5%). Nonostante rimarrebbe riservato comunque il “diritto di tribuna” ai piccoli partiti, in questo modo, solo il PD, Forza Italia e M5S otterrebbero seggi.

La polemica – Nel giro di due giorni, tra le file del partito democratico si sono moltiplicate le perplessità sia per il modello spagnolo sia, come detto, sull’incontro con Berlusconi. Ieri però, durante la riunione della direzione, nessuno ha detto niente di rilevante. Ancora una volta i vertici del PD hanno messo la testa sotto la sabbia. Cuperlo timidamente propone un Letta bis, qualcun’altro difende l’attuale governo e D’Attore, come accennato prima, insiste sulla gravità dell’accordo con Silvio, forse non ricordandosi che il Cavaliere è leader indiscusso della seconda forza politica italiana. Alla fine si vota sulla relazione del Segretario: l’incontro si farà nonostante l’astensione dei 35 cuperliani e una nuova riunione di direzione è stata fissata per il dopo faccia a faccia con Berlusconi.


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