Caso Yara Gambirasio: ancora tracce di dna e il mistero del 20 novembre

Sono diverse le ultime notizie sul caso di Yara Gambirasio che arrivano da Bergamo. Una riguarda le tracce di dna ritrovate sugli indumenti che la tredicenne indossava il giorno della sua morte; l’altra invece riguarda una sorta di piccolo mistero che ha a che fare con una data. Cosa ha fatto Massimo Giuseppe Bossetti il 20 novembre 2010? Come mai gli investigatori hanno chiesto informazioni su questa data sia a lui che a sua moglie? E’ in questo giorno che si cerca un movente che possa aver spinto l’uomo a uccidere Yara? Sembra essere un mistero davvero perchè non si capisce cosa abbiano raccontato i due, la moglie di Bossetti e lui. Sono solo indiscrezioni ovviamente che però trapelano e ci fanno pensare che chi indaga ha diversi assi nella manica da giocare al momento giusto, assi che ancora sono ben riposti nel cassetto. Ma torniamo al dna che in questa storia ne fa da protagonista.

GUARDA LE IMMAGINI CHE MOSTRANO LA MACCHINA DI BOSSETTI RIPRESA DALLE TELECAMERE

Come riportato da Tgcom24 pare che gli esperti della polizia scientifica di Roma siano ancora al lavoro sul Dna trovato sugli indumenti di Yara Gambirasio. Ne sarebbe infatti stato isolato altro sui leggings, con tracce “miste” formate da più Dna. Se tra queste ci sia ancora quello di Massimo Giuseppe Bossetti, fermato per l’omicidio della giovane vittima, non è dato saperlo visto che vige il più stretto riserbo. Ma trapela dagli investigatori la convinzione di trovarlo.

Torna quindi alla ribalta una domanda: Massimo Giuseppe Bossetti non era da solo? Con lui c’era qualcuno? La difesa invece parte da un altro presupposto: Bossetti in quel campo di Chignolo non c’era, Bossetti non ha ucciso Yara e non ha avuto nessun legame con lei.

YARA UCCISA PER UNA VENDETTA CONTRO SUO PADRE

Intanto emergerebbero anche altre contraddizioni che riguarderebbero i dialoghi tra la moglie del muratore di Mapello e suo marito. Lei infatti avrebbe detto che Bossetti non conosceva il padre di Yara mentre Massimo Giuseppe ha anche ricordato di averlo visto nei giorni dopo la scomparsa al cantiere e di aver commentato in modo negativo la voglia dell’uomo di tornare a lavoro in una circostanza così delicata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.