Yara, lettera anonima critica le indagini


Due membri delle forze dell’ordine che hanno partecipato alle indagini per il ritrovamento del corpo di Yara e per chiudere il cerchio attorno all’assassino, hanno criticato fortemente lo svolgimento delle stesse, in una lettera anonima indirizzata all’Eco di Bergamo. “Se le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio non hanno ancora portato risultati, è per l’assenza di coordinazione tra polizia e carabinieri e per la poca competenza della magistratura“: accuse pesanti quelle scritte in anonimo contro gli inquirenti.

Gli investigatori che hanno scritto la lettera, ci tengono a precisare che sono stati toccati dalla vicenda di Yara prima di tutto dal punto di vista umano, e poi anche da quello professionale, vivendo una “surreale atmosfera di asfissiante smarrimento” e “un senso diffuso di impotenza e pessimismo sull’esito delle indagini“, questi i loro sentimenti nei confronti dell’evolversi della vicenda.


Così scrivono: “Abbiamo assistito ad una gestione delle indagini da parte degli inquirenti perlomeno discutibile e oggettivamente farraginosa“, attaccano, “Forse la chiave di questo insuccesso investigativo e’ da ricercarsi nella cronica assenza (storica) di sinergia tra carabinieri e polizia“, che “si ripropone in maniera antipatica e puntuale“, tanto che “le due forze dell’ordine invece di condividere mezzi, uomini e risorse, finiscono per nascondere alla controparte informazioni ed indizi, con l’unico risultato di non raggiungere mai il traguardo consolandosi che nemmeno i cugini sono riusciti a raggiungerlo“. Svelano quindi una sorta di competizione che si registra in questi casi tra polizia e carabinieri, che piuttosto che collaborare, ognuno tiene per sè un elemento importante, per arrivare prima e prendersi i meriti, come se fosse una caccia al tesoro a squadre.

Il ruolo svolto dalla magistratura è, per i due che scrivono la lettera, “sconcertante“: “si e’ dimostrata impreparata o per lo meno avventata“. Si menziona anche il cittadino marocchino, arrestato con troppa fretta e poi rilasciato perchè innocente.

I due investigatori concludono dicendo che la loro lettera è “un’ammissione pubblica che se le cose a volte non vanno come dovrebbero, le responsabilita’ non si possono sempre camuffare“, e chiedono rispetto per i volontari, “preziosi per l’opera prestata sacrificando tempo e risorse personali in nome di un ideale sempre più sbiadito nei cieli della nostra società: la solidarietà“.

E infine scrivono: “E scusaci Yara, a nome di tutti noi, se sei finita per diventare motivo di un assurdo contendere investigativo“.

Questa è l’opinione di solo due degli investigatori che hanno partecipato all’indagine, ma nelle loro parole possiamo iniziare a capire perchè in questi casi in Italia c’è qualcosa che non va.

Sara Moretti


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