La crisi libica è la disperazione di Lampedusa

Sicuramente la prima, più scontata conseguenza della crisi libica è la migrazione dei popoli libici. Come ben sappiamo, l’Italia dista circa 100km dal Paese di Gheddafi, per questo motivo sono tantissimi i profughi che approdano sulle coste italiane, in particolare a Lampedusa.

Ma Lampedusa non può accogliere tutti: si tratta di un isoletta di soli 12 km. Più volte abbiamo parlato dell’arrivo dei profughi nell’isola e delle condizioni in cui riversa il centro d’accoglienza dell’isola, che può accogliere solo 800 anime, mentre in questi ultimi mesi ne sono arrivate circa 4 mila. La tensione inizia a farsi sentire anche tra gli isolani: con l’arrivo di altri due barconi carichi di immigrati, la popolazione è insorta. I migranti sono stati bloccati sul molo ed è stato chiesto che vengano portati altrove, sull’isola non c’è più posto, gli isolani non vivono più.

Secondo il sindaco De Rubeis, il nocciolo della questione è legato all’ipotesi di improvvisare una tendopoli sull’isola: ipotesi a cui i cittadini sono fermamente contrari. Così parla il sindaco dell’isola sovraccarica di clandestini: “Il governo non rispetta la popolazione e sta mettendo in serio pericolo tutti i cittadini di Lampedusa. C’è il rischio di uno scontro con le forze dell’ordine e la responsabilità è di Maroni e di Caruso. Lampedusa ha dimostrato un’accoglienza esagerata mentre il resto d’Italia dimostra di non volere nemmeno un immigrato“.

De Rubeis si rivolge poi con un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché intervenga nuovamente “per sbloccare la situazione e non fare affondare l’isola. L’atteggiamento dello Stato è vergognoso“. De Rubeis afferma che tutta l’Italia dovrebbe vergognarsi, perchè sta trattando questi poveri immigrati come bestie, facendoli dormire sotto l’acqua. E perchè l’isola di Lampedusa è stata lasciata sola a fronteggiare un problema più grande di essa stessa.

Sara Moretti

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