Massimo Bossetti scrive dal carcere dopo la seconda condanna: “Sono un peso per tutti”


Una seconda condanna, un altro ergastolo, la possibilità negata di una perizia nuova sul dna ritrovato sui vestiti di Yara Gambirasio. Il mondo che crolla, le speranze infrante. Massimo Giuseppe BOssetti piange in aula quando sente la parola ergastolo, aveva creduto di poter dimostrare  nel processo d’appello la sua innocenza ma la giustizia italiana non ha creduto alle sue parole, solo alle prove che arrivano dalla scienza, dalle indagini, da anni di duro lavoro. Bossetti torna in carcere, medita, piange e scrive; scrive una lettera che vuole condividere con tutte le persone che gli sono state vicine in questi mesi. Il Corriere della sera pubblica una parte di questa lettera, Bossetti scrive: “Sono profondamente deluso, sconfortato, distrutto dal dolore, stanco nel farmi capire e non essere per niente capito, né ascoltato per come realmente sono”. E anche gli avvocato di Bossetti spiegano che l’uomo è davvero distrutto e provato da quanto successo. Bossetti si sente un peso e scrive nella lettera il suo pensiero. 

LA LETTERA DI MASSIMO BOSSETTI DAL CARCERE: LE ULTIME NOTIZIE DOPO LA CONDANNA ALL’ERGASTOLO

“Soffro, vedere attraverso gli occhi di mia moglie, i miei figli, mia mamma, mia sorella, troppa sofferenza ingiusta. Soffro fino al punto di essere ormai un peso per tutti quanti. Mi chiedo ora che valori abbia ancora la mia vita, se non mi viene concessa nessuna possibilità nel difendermi. Vorrei ripoter credere ancora nella “giustizia”, ma dopo tutto quello che sto vivendo, nella maniera più disumana possibile, ho seri dubbi nel ripensarlo…


La perizia che la Corte gli ha negato perché, ancora una volta è evidente, i giudici non hanno condiviso i dubbi e le obiezioni sollevate dalla difesa sui test del Dna. A rassicurare i familiari sulle condizioni di salute e anche psicologiche di Bossetti, ci pensano le persone che lo hanno incontrato in carcere dopo la sentenza. E’ distrutto ma non vuole mollare perchè ha ancora intenzione di dimostrare la sua innocenza.

E infatti Bossetti lo scrive anche nella sua lettera:

“Non demordo e per niente desisto primo perché ormai la mia innocenza è diventata una ragione di vita e secondo, vivo per l’amore della mia famiglia. È il vostro lavoro, capisco, almeno non trasferitemi”.

 

Bossetti è sorvegliato a vista mentre spera di poter restare in carcere vicino alla sua famiglia per avere almeno modo di incontrare le persone a lui care. 


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