Da Chi l’ha visto: nell’ospedale di Alzano il COVID19 prima di Codogno. Le testimonianze dalla Val Seriana


 Che cosa è successo davvero nella bergamasca e come è possibile che, a differenza di quanto accaduto nel lodigiano, nessuno abbia capito che la provincia andava considerata una zona rossa? Gli abitanti di Nembro e Alzano, per citare due paesi, se lo chiedono ormai da quasi un mese e ogni giorno fanno il conto delle vittime. Nessuno però al momento sa dare loro una risposta.

Nella puntata di Chi l’ha visto in onda il 26 marzo 2020 si torna indietro nel tempo. Si torna al 15 febbraio quando nell’ospedale di Alzano succede qualcosa. Il 15 febbraio, badate bene, non si sa ancora nulla di Mattia, il paziente 1 dell’ospedale di Codogno. La sua storia inizia il 19 febbraio e viene alla luce tra il 20 e il 21 febbraio quando nel lodigiano si inizieranno a fare i tamponi per quella che sarà la prima ondata di emergenza coronavirus.

CHE COSA E’ SUCCESSO DAVVERO NELL’OSPEDALE DI ALZANO A META’ FEBBRAIO?

Ma torniamo ad Alzano. I giornalisti di Chi l’ha visto hanno ricostruito quello che è successo nella struttura. Il 15 febbraio un anziano si reca al pronto soccorso dell’ospedale di Alzano in condizioni molto gravi. Dopo i primi sospetti e il ricovero, il responso arriva il 22 febbraio: l’uomo è positivo al coronavirus. E’ passata quindi una settimana, l’anziano è transitato in pronto soccorso, in vari reparti, ha avuto a che fare con diversi medici e con altri pazienti; i suoi parenti sono andati a trovarlo, i medici sono entrati in contatto con lui. Solo dopo il tampone viene trasferito all’ospedale di Bergamo ma prima, resta per una settimana, ad Alzano.

Ma in Val Seriana tutto tace mentre a Codogno esplode la bomba, si parla di paziente 1 e si cerca il paziente 0. Nessuno va in tv, nessuno apparentemente comunica che anche in provincia di Bergamo sta succedendo qualcosa.

L’ospedale chiude per poco tempo. Nel servizio di Chi l’ha visto viene mostrato il post pubblicato sui social, sulla pagina FB dell’ospedale. Si chiude il pronto soccorso per qualche ora, poi si riapre. Nessuna sanificazione secondo quanto apprendono i giornalisti di Rai 3. In giro si parla di un contagio da Covid-19, ma il personale deve lavorare a tutti i costi. Il pronto soccorso, dunque, riapre senza sanificazione accogliendo e facendo uscire tanti “untori inconsapevoli”. Un infermiere racconta di quello che succedeva in quei giorni, parla di come si è lavorato in ospedale.

Nel frattempo fuori, sulla scia di #milanononsiferma anche Bergamo lancia la sua campagna, #bergamonon si ferma. E si continuano a riempire gli stati, le strade, i locali.

NEMBRO E ALZANO: LA NOTA CHE INVITAVA A CHIUDERE TUTTO

Oggi gli abitanti di Alzano e gli abitanti di Nembro si pongono tante domande. Nel corso della conferenza stampa di ieri a Roma nella sede della protezione civile, una giornalista ha posto delle domande ben precise sulla situazione bergamasca, domande che in realtà si fanno da tempo.

 La giornalista Veronica di Benedetto che ha chiesto: “Questa mattina abbiamo pubblicato una nota dell’ISS che chiudeva una chiusura e isolamento di Alzano Lombardo e Nembro. Il comitato scientifico aveva preso in considerazione questa chiusura?”.

La risposta: “L’evoluzione di questa epidemia è stata importante e improvvisa, massiccia nelle zone del Nord. Ci siamo attivati. Sono state fatte delle valutazioni di approccio al problema molto precise. Abbiamo dato delle indicazioni e sono state prese in considerazione. Poi abbiamo chiuso tutta l’Italia. Abbiamo valutato con molta sofferenza le misure più opportune. Non so a quale documento si riferisce. Ma l’ISS ha elaborato con noi le strategie.

La giornalista ha continuato: “Si tratta di 2 note tecniche del 2 e 5 marzo. Si intimava una chiusura totale dei due Comuni poi è successo un disastro…”. La chiusura totale poteva essere motivata maggiormente dalla presenza di un possibile paziente 1 in Val Seriana. Mentre nel lodigiano e in Veneto si prendevano provvedimenti, a Bergamo non si faceva. Oggi continuiamo a vedere le salme portate via dall’esercito e a chiederci cosa stia succedendo.

L’INCHIESTA DI FRANCESCA NAVA PER TIP: DECINE DI TESTIMONIANZE DALLA VAL SERIANA

In un articolo a firma di Francesca Nava su TPI vengono raccolte altre testimonianze di chi in quei giorni lavorava in ospedale ad Alzano e che forniscono, le stesse ricostruzioni fatte dal servizio dei giornalisti di Rai 3. Come è possibile che si sia arrivato a questo? Inoltre, ricorderete, che pochi giorni dopo l’esplosione dell’emergenza, il Premier Conte aveva parlato anche di un ospedale dove non si erano rispettati i protocolli. Forse qualcuno in Lombardia aveva pensato ad Alzano mentre nel resto di Italia si pensava a Codogno, visto che nessuno fuori dalla regione, alla fine di febbraio, immaginava quello che stava succedendo a Bergamo. La dirigenza della regione Lombardia si indignò invitando Conte a rivedere le sue dichiarazioni e sapete come è andata a finire. Oggi le parole del Premier acquistano tutto un altro significato. Se fosse Alzano l’ospedale focolaio? E perchè non so è scelto di chiudere tutto?

Nel suo articolo per TPI la Nava parla della famosa nota stampa, di cui poi ieri è stato chiesto in conferenza stampa. Spiega:

Quello che abbiamo potuto verificare è che in data 2 marzo – una settimana dopo aver diagnosticato i primi pazienti infetti da Covid19 all’ospedale di Alzano Lombardo e mentre la maggior parte dei sindaci della Lombardia, con in testa Giuseppe Sala, sindaco di Milano, e Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, lanciavano gli slogan “Milano non si ferma” e “Bergamo non si ferma” – è stata messa per iscritto una nota tecnica dell’Istituto Superiore di Sanità, che evidenziava l’incidenza di contagi da Covid19 nei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro e in quello bresciano di Orzinuovi, raccomandandone l’isolamento immediato e la chiusura, con la creazione di una zona rossa, come quella di Codogno.

La nota tecnica veniva successivamente dettagliata e arricchita di nuove informazioni in data 5 marzo. La giornalista continua: “ Purtroppo non ci è dato sapere, in qualità di cittadini e nemmeno di giornalisti, se questa nota sia mai stata messa a verbale e quindi firmata da tutti i membri del Comitato tecnico scientifico e sia mai arrivata sul tavolo di Conte.

I cittadini di Nembro e Alzano però vogliono sapere di più e si stanno raggruppando per fare una azione legale di gruppo e conoscere tutto quello che realmente è successo nell’ospedale.

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