L’appello di una infermiera di Milano: togliere i pin dai cellulari dei pazienti per facilitare contatti


E’ un appello che arriva dai social e che ci sentiamo di condividere, quello di una infermiera che lavora nell’ospedale Sacco di Milano e che chiede una cosa ben precisa ai parenti di tutti i pazienti che vengono ricoverati. Togliere i pin dai cellulari per rendere più semplice la comunicazione. Quando entrano in terapia intensiva non possono utilizzare in molti casi i loro cellulari ed è per questo che i medici e gli infermieri provano a mettersi in contatto con i parenti, per comunicare loro notizie circa la salute dei congiunti. Sarebbe più semplice chiaramente, se i cellulari fossero sbloccati e non avessero dei pin ( anche nei casi di ricoveri meno complicati, con pazienti magari che non hanno grande abilità con i cellulari).

Anche in casi in cui i pazienti non siano in gravi condizioni, non possono comunque ricevere visite da parte dei parenti e spesso gli infermieri e i medici cercano di fare il possibile per mettere in comunicazione le famiglie con chi è ricoverato in ospedale. Si lotta anche contro la tecnologia e i codici che servono per la nostra sicurezza e la nostra privacy ma che in questo caso, a volte rendono tutto più complicato.

SBLOCCARE I CELLULARI DEI PAZIENTI CHE ARRIVANO IN OSPEDALE

L’appello è chiaro: rendendo i cellulari facilmente gestibili, si facilitano anche i contatti. “Gli infermieri tramite il telefono possono tenere informate le famiglie” sulle condizioni di salute delle persone ricoverate. Con i telefonini bloccati dal pin, al contrario, risulterebbe quasi impossibile “mantenere i contatti” con loro, sapere come stanno o dove vengono portati.

Purtroppo l’attuale situazione è complicata. Lo si evince anche dalle tante testimonianze che i parenti delle vittime o delle persone ricoverate affidano ai social. Raccontano che spesso non sanno neppure dove sono stati trasportati i loro cari, che magari riescono ad avere notizie ogni tre giorni. Non se la prendono certamente con il personale sanitario che in questo mese sta facendo l’impossibile. Lo sfogo però, per chi non sa neppure dove il proprio caro è stato portato per essere cremato, è più che comprensibile.

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