Silvia Romano ascoltata per 4 ore da PM: “Convertita liberamente, non mi sono sposata”

Dopo aver riabbracciato i suoi genitori Silvia Romano è stata ascoltata a Roma dai PM che le hanno chiesto di raccontare cosa è successo in questi 18 mesi di prigionia. Le prime parole di Silvia, una volta atterrata in Italia sono state di rassicurazione per tutti: “Sto bene” ha detto la giovanissima volontaria tornata in Italia dopo il suo sequestro. Poi il viaggio verso l’interrogatorio prima di tornare nella sua Milano, nel quartiere Lambrate, dove ad attenderla ci sono amici e vicini di casa che non vedono l’ora di festeggiare il suo ritorno.

Silvia Romano, che è scesa dall’aereo indossando abiti tipici del mondo musulmano ha spiegato di essersi convertita, per questo nonha voluto “abiti civili”. La ragazza ai giudici ha spiegato: “E’ successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata”. Ha raccontato della sua prigionia, di come spesso venisse spostata da un posto all’altro con una promessa: le avevano detto che non l’avrebbero uccisa e questa speranza le ha dato la forza di resistere per 18 mesi, con la speranza che avrebbe potuto riabbracciare la sua mamma, il suo papà e sua sorella.

Dopo il suo arrivo in Italia, la ragazza è stata ascoltata per quasi 4 ore nella caserma del Ros in via Salaria, a Roma, alla presenza del pm titolare del fascicolo Sergio Colaiocco. Un atto istruttorio lungo e sul quale chi indaga mantiene il più stretto riserbo. La ragazza ha varcato l’ingresso della caserma intorno alle 15 proveniente dall’aeroporto di Ciampino.

IL RACCONTO DI SILVIA ROMANO AI PM: ASCOLTATA PER 4 ORE

Trapela qualcosa in merito alla sua prigionia: “Avvenivano spesso i trasferimenti. Sono stata portata sempre in luoghi abitati, non sono mai stata legata, ho cambiato quattro covi. Mi chiudevano in stanze di abitazioni, sono sempre stata da sola, non  ho visto altre donne“. 

Le voci sulla sua conversione si sono dimostrate vere. La ragazza avrebbe raccontato: “In questi mesi mi è stato messo a disposizione un Corano e grazie ai miei carcerieri ho imparato anche un po’ di arabo. Loro mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura. Il mio processo di riconversione è stato lento in questi mesi”. Una scelta spontanea, ha ribadito, non legata al matrimonio con un carceriere. “Non c’è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto”.

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