Attualità Italiana

Alberto Stasi ribadisce la sua innocenza, non ha ucciso Chiara: “La mia coscienza è leggera”

Torna a parlare sette anni dopo il suo arresto Alberto Stasi e conferma quello che ha sempre detto: non è lui l'assassino di Chiara Poggi

stasi le iene italia 1

Nella puntata speciale de Le Iene in onda oggi, 24 maggio 2022, si tornerà a parlare di uno dei delitti più efferati del nostro paese. Un omicidio per il quale, la legge italiana ha trovato un colpevole, dopo tre gradi di giudizio con una condanna. L’assassino di Chiara Poggi è Alberto Stasi. Una verità processuale che il condannato però rifiuta. Sono anni che Alberto continua a proclamare la sua innocenza e lo ha fatto anche in questa intervista speciale del programma di Italia 1 che arriva 7 anni dopo il suo arresto. Non è la prima volta che Alberto Stasi parla in tv. Fu intervistato per Quarto Grado, anche da Barbara d’Urso su Canale 5, solo per citare altri programmi Mediaset che hanno seguito questa vicenda. E anche questa volta, dopo i 3 gradi di giudizio, Stasi continua a ribadire la sua. C’è un assassino in libertà, la persona che ha ucciso Chiara visto che lui, per l’ennesima volta, si proclama, innocente.

La verità di Alberto Stasi sull’omicidio di Chiara Poggi

Tra le prime domande dell’inviato c’è quella del se sia stato lui a uccidere Chiara Poggi. “Quando mi chiedono se ho ucciso io Chiara penso che non sanno di cosa stanno parlando”, risponde Stasi, poi il discorso assume un altro tono: “Nell’immaginario comune un innocente in carcere è un qualcuno che soffre all’ennesima potenza. Per me non lo è, semplicemente perché la mia coscienza è leggera. Alla sera quando mi corico io non ho nulla da rimproverarmi. Certo, ti senti privato di una parte di vita perché togliere la libertà a una persona innocente è violenza, però non hai nulla da rimproverarti, l’hai subita e basta, non è colpa tua”.

Ritornando indietro nel tempo, Stasi ricorda anche i suoi primi interrogatori e spiega: “Ero spaventato ma anche abbastanza sereno, quella tranquillità di chi ha la convinzione di potere chiarire le cose. In quella notte l’accertamento era preliminare, puoi anche aspettare quello definitivo, perché hai fretta di portare in carcere una persona sulla base di un risultato ancora parziale? Non c’era motivo ma il meccanismo si era messo in moto: era stato emesso un provvedimento, i carabinieri erano arrivati, i giornalisti erano già fuori dalla caserma, mandare tutti a casa, in qualche modo, credo dispiacesse, e quindi venni accompagnato in carcere”.

Poi ricorda un episodio in particolare: “Quando fui scarcerato dopo quattro giorni, con un’ordinanza del giudice che smontava punto per punto quel provvedimento assurdo, il direttore (del carcere di Vigevano, ndr.) mi disse: “Arrivederci fuori, spero che vada a dire in giro che l’abbiamo trattata bene”. È come se in quel momento la cosa più importante fosse solo avere il proprio ruolo a posto, non il fatto che una persona di 24 anni veniva portata in carcere. Lui era, in qualche modo, custode della mia persona però l’interesse doveva essere forse tutt’altro, non questo“. Stasi ha aggiunto:  “la Procura di Vigevano aveva portato in carcere davanti a tutta Italia un ragazzo di 24 anni e adesso doveva spiegare il perché aveva sbagliato, e con loro anche i RIS di Parma, i quali avevano indotto il Pubblico Ministero a portare in carcere una persona sulla base di una relazione che era sbagliata”. Ed è per questo che continua a credere che si sia trattato di un errore giudiziario di cui lui, è solo una vittima.

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